Dislessia, disortografia, disgrafia. Sui Disturbi specifici dell’apprendimento è difficile dare dei numeri perché le statistiche esistenti fotografano solo i bambini certificati. Ma ce ne sono molti altri. Parola di Eva Zanelli, pedagogista dello studio Diogene, un servizio della cooperativa Zerocento che sta seguendo il progetto “Divertirsi ad imparare”: laboratori nelle scuole medie per ora attivati negli istituti comprensivi Carchidio-Strocchi e San Rocco di Faenza. Stando alle prime stime, a soffrire dei disturbi in questione sono circa venti alunni per istituto: “Una volta si pensava che esistessero solo i cosiddetti somari – spiega Zanelli – mentre oggi, al contrario, ci si è resi conto che non c’è solo un problema di svogliatezza ma cause neurologiche che non consentono ad alcune connessioni di attivarsi. E’ come se dei bambini che non vedono bene fossero costretti ad andare a scuola senza occhiali”. Ma nascondere il problema è tutto fuorché utile: “Quando abbiamo iniziato gli incontri con le famiglie, in ottobre, ci siamo resi conto di quanto si sentano sole, disorganizzate. Sono venuti anche genitori di studenti delle superiori, segno che il problema è diffuso”. Nei laboratori, in pratica si utilizzano metodi alternativi alla solita lezione frontale (metodo dell’ascolto, utilizzo di mappe cognitive) che risultano validi anche con i bambini senza Dsa: “I ragazzi trovano così delle strategie migliorative per convivere con il loro problema, visto che non si risolverà mai del tutto”. Il problema, a questo punto, è di risorse: “I genitori pagano un prezzo molto basso per i laboratori, che ovviamente non copre le spese. Così abbiamo attivato una collaborazione con la libreria e giocattoleria Mellops di Faenza:  sugli acquista di certi libri o certi giochi da noi selezionati, un euro viene devoluto al nostro progetto. Solo se riusciremo a raccogliere fondi, potremmo allargare il lavoro, per ora sperimentale, anche ad altri istituti. Non esiste un servizio simile sul territorio, almeno non alle medie. Alle elementari, grazie alla legge sulla dislessia del 2011, esistono giù degli interventi. Le altre fasce rischiano di restare scoperte”.

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