Pentimento e rimorso che oltre a togliergli il sonno gli hanno fatto decidere di abbandonare l’abito talare che, a suo dire, non merita. Così don Piero Corsi, il parroco di San Terenzo di Lerici, paese del golfo della Spezia, dopo aver scatenato polemiche per aver affisso una lettera in cui accusava le donne di essere provocatrici dei femminicidi a causa spesso di “abiti succinti”, prova a mettere una toppa al buco, definendo la sua una “imprudente provocazione”. Frasi che stridono ancora di più dopo l’ultimo caso di femmicidio nell’entroterra di Bordighera dove un uomo di 45 anni ha ucciso la ex moglie e sua sorella, tentando poi il suicidio.
“Voglio scusarmi con tutti per quella che voleva essere soltanto una imprudente provocazione. In particolare mi voglio scusare con tutte quelle donne che si siano sentite offese in qualche modo dalle mie parole”, ha detto. Parole, le sue, seguite da quelle del vescovo della Spezia, monsignor Ernesto Palletti: “Ho fatto rimuovere immediatamente quel volantino i cui contenuti sono fuorvianti rispetto ai sentimenti di condanna per la violenza contro le donne. Nel volantino si leggono motivazioni inaccettabili che vanno contro il comune sentire della Chiesa”.
Ecco alcune frasi contenute nel volantino che don Corsi aveva affisso nella bacheca della parrocchia: “Femminicidio: le donne facciano autocritica, quante volte provocano?”, “Possibile che in un sol colpo siano impazziti tutti?”, “Cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti”. Il documento era un estratto della lettera apostolica ‘Mulieris dignitatem’ commentata dall’editorialista del sito Pontifex.it.
Domani le donne di Lerici hanno organizzato un sit in di protesta contro il parroco sulla spiaggia.
Su Facebook, intanto, impazzano gruppi in difesa e contro don Corsi. Da chi ne chiede la scomunica, a chi lo difende perché non inciterebbe alla violenza, fino a un gruppo di discussione sull’emancipazione femminile.


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