“A me sembrava un sogno. Appena laureata, un incarico pubblico, poi due anni di contratti in cui ho dato l’anima”. Ma poi, per S.M., più niente. Ma facciamo un passo indietro. La ravennate S.M. nel 2008 partecipa al concorso per atelieristi indetto dal Comune di Ravenna. Presenta il proprio progetto per l’area grafico-espressiva, passa il colloquio e si posiziona terza. Un bel risultato per una selezione che ha visto partecipare più di cento persone. Per due anni S. lavora a ciclo quasi continuo tra letture e laboratori nelle scuole dell’infanzia, all’Albero dei Libri e alla Lucertola: “Gli incarichi mi venivano dati in fretta. Mi chiamavano una settimana prima e mi dovevo preparare su un tema. Ho lavorato tanto, proponendo anche un mio spettacolo sui calzini. Non ho mai pestato i piedi a nessuno, solo in un paio di occasioni ho preso il posto della persona che si era posizionata prima di me perché in quel momento non poteva accettare gli incarichi. Alla fine delle mie attività facevo le pulizie con le bidelle, non mi sono mai tirata indietro”. Ma nel 2010, quando la graduatoria scade, il concorso viene indetto di nuovo sotto un’altra forma. Non si parla più di atelieristi e la selezione è mirata solo agli incarichi per le attività laboratoriali all’Albero dei Libri. Stavolta, la clausola della laurea non c’è più, si conteggiano le ore di lavoro. Chi ha un’esperienza più lunga nel tempo, slitta ai primi posti. Ma S. riesce comunque ad arrivare ottava. Niente da fare, però: “Non sono più stata chiamata. Ho continuato a fare la volontaria alla Lucertola ma di lavoro retribuito, nemmeno l’ombra. Era un mio diritto e sento che mi è stato tolto. Nella vita so fare questo, mi sono impegnata nonostante i pagamenti avvenissero dopo circa un anno e mezzo o comunque, minimo, nove mesi”. La demoralizzazione, per S., è totale. E oggi che gli atelieristi, come figura, sono scomparsi dopo i tagli effettuati dal Comune, il futuro è oscuro: “Mi presento ai privati con la mia esperienza e la mia competenza. Non mi resta altro”. Eppure, se ci si guarda intorno, si scopre che l’atelierista, in altre realtà, gode di un prestigio maggiore. Non a caso Reggio Children ha organizzato per cinque edizioni un corso di formazione dedicato proprio alla formazione di questa figura. 
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