Correva l’anno 1993. Riccardo Fazi, oggi drammaturgo, era in vacanza con i genitori a Rimini. Poco prima del ritorno a Roma, una ragazza che aveva conosciuto in quei giorni lo saluta regalandogli una musicassetta registrata con un messaggio per lui: “Ciao Roma, ci vediamo a Santarcangelo”. Nella cassetta, oltre alla voce della giovane, si sono i migliori successi dell’epoca. Quando, dopo 22 anni, Fazi è ospite di “Santarcangelo Teatri”, decide di ripescare dalla memoria quel fatto per chiedere aiuto agli abitanti della cittadina per cercare e ritrovare la ragazza. E nasce “Antologia di S.”, un progetto prodotto da Muta Imago del quale questa sera alle 19,45 su Radio Rai Tre, nell’ambito della trasmissione “Tre Soldi”, verrà trasmessa l’ultima puntata. Che rivelerà l’esito di una ricerca tra realtà e finzione, tra ieri e oggi.
Fazi, che ricordi ha di S. nel lontano 1993 e che cosa l’ha spinta, in realtà, a volerla cercare?
“Non avevo particolari ricordi di S. Siamo stati insieme solo pochi giorni, al mare, ventidue anni fa. Non avevo più pensato a lei da allora, e nemmeno lei a me. L’incontro assolutamente casuale con l’audiocassetta contenente la sua voce ha messo in moto il desiderio e la ricerca. Oggi su Facebook e sui social network le persone in continuazione si cercano, si trovano, si riaffacciano dal passato in maniera incredibilmente semplice e leggera. Con questo lavoro ho voluto recuperare il senso profondo legato al gesto di cercare una persona. Quali implicazioni ha, cosa significa, come può cambiare te e le persone che incontri durante il cammino”.
Come hanno reagito gli abitanti di Santarcangelo alla sua richiesta di aiuto e come l’hanno aiutata?
“Gli abitanti di Santarcangelo hanno reagito tutti in maniera straordinaria. Non avrei mai immaginato un simile livello di partecipazione. Un’intera comunità si è lasciata coinvolgere, si è fatta attraversare dalle questioni che il lavoro sollevava: questioni legate al rapporto tra la vita e i sogni, tra la quotidianità e il passare del tempo, tra il desiderio e la nostalgia. Ho fatto incontri straordinari. Mi hanno aiutato tutti, ognuno in un modo diverso, chi aiutandomi praticamente a trovare S. e chi a chiarirmi i motivi per cui la stavo cercando”.
Questo lavoro come è stato accolto dalla sua famiglia, in particolare dalla sua compagna?
“Non c’è nessuna implicazione di natura sentimentale in questo lavoro. La mia compagna, Claudia Sorace, regista della compagnia Muta Imago che ha prodotto il lavoro (insieme al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo) e che ho fondato insieme a lei dieci anni fa, ha collaborato all’ideazione del progetto”.
Al di là della vicenda personale, c’è un messaggio più generale dietro il suo lavoro?
“No, direi che non c’è nessun messaggio da lanciare. Non amo i lavori che lanciano messaggi. Si tratta di condividere esperienze e domande con chi vuole ascoltare, in questo caso in maniera diretta, in prima persona”.
Lei è da poco papà. A suo figlio come racconterà, un giorno, questa storia?
“Antologia di S., rispetto alla stragrande maggioranza dei lavori che facciamo, ha la fortuna di essersi potuto fermare nel tempo: a differenza degli spettacoli, è qui per restare. Mio figlio potrà ascoltarlo, quando vorrà; ed è davvero bello che questo possa accadere”.
Qui i podcast delle puntate precedenti
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