Capre dislessiche e pesci lessi: il cantautore Dente approda a Marina con le sue fiabe anticonformiste

dente7Favole che non si capiscono, favole dove alla fine qualcuno muore, favole tristi. Scaraventa logiche e balla con la morale Giuseppe Peveri, in arte Dente, il cantautore di Fidenza tra i più apprezzati della nuova generazione che questa sera alle 20 sarà al bagno Hana-Bi di Marina di Ravenna per presentare “Favole per bambini molto stanchi”, pubblicato per la Bompiani e illustrato dal disegnatore Franco Matticchio (presentano Francesco Farabegoli ed Elettra Stamboulis). Un libro dove ogni storia dura in genere meno di un minuto, l’ermetismo fa da padrone ma il senso dilaga. E l’umorismo pure.
Dalle canzoni alle fiabe stringate: che è successo?
“Tutto è nato per gioco, scherzando. Una sera un’amica mi raccontava storie che mi sono divertito a comprimere in una riga. La notte successiva non ho fatto altro. E per tutta la settimana pure. Mi sono fatto prendere così tanto dall’entusiasmo che ho pensato che ne avrei potuto fare senza problemi un libro”.
E le immagini?
“Quando mi sono reso conto che le 200 fiabe che avevo scritto si sarebbero potute dividere in capitoli, ho immaginato per ognuna una sorta di copertina. Quando ho incontrato il lavoro di Matticchio, ho trovato molti punti in comune con il mio: alcune sue vignette di vent’anni fa potrebbero essere adatte per i miei album. Sono impazzito davanti a quella rivelazione, le sue illustrazioni sarebbero state perfette anche per le mie fiabe. E lui ha accettato di lavorare con me”.
Essendo nate un po’ per caso, le tue fiabe non hanno avuto un destinatario pensato. E adesso, per chi te le immagini?
“Forse per adulti rimasti piccoli dentro. Non le ho ancora testate sui bambini: alcune, forse, potrebbero adattarsi”.
Da bambino sei stato un “consumatore” di fiabe?
“Dai ricordi che ho, non mi pare. Avevo i 45 giri delle fiabe, questo sì: ascoltavo quella dei tre porcellini nel mangiadischi e il suono del lupo che arriva ce l’ho ancora in testa. C’era qualche libro nella mia stanza, forse. Ma non mi sembra che mi siano state raccontate chissà quali storie”.

Dente
Dente

Qual è secondo te la forza della fiaba, anche ora che tutto è detto e tutto è scritto?
“Sta nei messaggi nascosti, come sempre. A volte le favole si raccontano per il semplice gusto di farlo, perché narrare è bello. Altre servono a dire altro, a insegnare delle cose”.
Nel libro non mancano le fiabe tristi, quelle cattive e quelle che parlano di morte. Un modo per sdoganare alcuni tabù?
“Non pretendo di avere avuto questa missione. Semplicemente mi divertiva pensare a delle favole dove si possano raccontare anche vicende brutte. Per ora questo esperimento finisce qui: è stato bello, è stato come prendere un treno che è passato ma che ora è ripartito”.

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