Quarantadue lunghissimi minuti sott’acqua. Cosa da non lasciare scampo. E invece Michi, un ragazzino di 14 anni, è vivo. Un caso che succede una volta su un milione, come raccontano i quotidiani nazionali. I medici hanno sciolto le riserve ieri. Il ragazzino, milanese, lo scorso 24 aprile è rimasto incastrato a due metri di profondità nel Naviglio, a Castelletto Cuggiono. Dopo un tuffo con gli amici da un ponticello, una gamba si è impigliata in un palo di ormeggio per le barche.
Per liberarlo, i sommozzatori hanno impiegato quasi tre quarti d’ora. Un tempo infinito durante il quale la temperatura corporea era scesa a 29 gradi e il cuore dava flebilissimi segni di vita. Ma batteva ancora: così i medici hanno deciso di tentare il tutto per tutto, una procedura estrema dall’esito imprevedibile anche per gli stessi camici bianchi, l’equipe di rianimazione cardio-toracico-vascolare del San Raffaele di Milano diretta dal professor Alberto Zangrillo.
Come poi hanno spiegato gli specialisti, la giovane età e le acque fredde del Naviglio (che hanno rallentato le funzioni vitali) hanno facilitato l’intervento di per sé complicatissimo.
Così mentre qualcuno parla di ‘miracolo’ la scienza ha dato le sue risposte ed ha risolto un caso disperato. I medici sono intervenuti riattivando la circolazione extracorporea con una macchina speciale e via via che il ragazzo riprendeva vita hanno attuato altre procedure d’urgenza a sostegno degli organi vitali come cuore, reni e fegato. Il ragazzo, al quale è stata amputata la gamba destra sotto il ginocchio, adesso ha recuperato quasi del tutto e ride e scherza con i dottori e la famiglia.