
Cosa serve per diventare rocker di primo livello? Tanta passione, tanto studio, tanta curiosità e anche tanta umiltà. Parola di Andrea Braido, chitarrista solista che, solo per fare un minimo accenno al suo impressionante curriculum, ha calcato i palcoscenici con Vasco Rossi davanti a 80mila persone e ha registrato dodici album con Mina.
Braido, classe 1964, trentino, ha tenuto un seminario all’Officina della Musica di Ravenna davanti a un pubblico composto da giovanissimi e persone mature, musicisti professionisti e dilettanti o semplici appassionati curiosi di ascoltare dalla viva voce di un protagonista aneddoti e tecniche di un virtuoso della chitarra elettrica.
Tanti i consigli destinati ai ragazzini che sognano di intraprendere la carriera del musicista. “Il talento serve, ma deve essere accompagnato da tanto studio e da una disciplina ferrea. Come nelle arti marziali. Mi rendo conto che perseverare oggi è particolarmente difficile. Mi capita di vedere genitori che entrano in un negozio di musica e comprano una chitarra da migliaia di euro al figlio perché è stato promosso. Io la mia prima chitarra e il mio primo amplificatore li ho dovuti sudare”.
Cresciuto in un ambiente duro, tipicamente montanaro, Braido ha dovuto lottare per realizzare il suo sogno. Anche se in casa la sensibilità artistica non mancava di certo: la mamma era pittrice e in casa, fin da piccolissimo, ha ascoltato la musica dei generi più diversi, da Stravinskij ad Armstrong fino a Piazzolla, solo per citare alcuni “grandi”.
“Il mio primo amore è stata la batteria. Quando avevo dieci anni suonavo quattro volte alla settimana con gente che ne aveva trenta. Non so come i miei poterono dare il permesso a questi capelloni che entrarono in casa chiedendo di me… Suonavamo ai matrimoni, alle feste paesane ecc… Poi ho scoperto le infinite possibilità espressive della chitarra elettrica”.
Chitarra e amplificatore diventano per il 13enne Braido un desiderio costante. Ma in casa c’era già una batteria e

andare dal padre chiedendo l’esborso per un nuovo strumento non era un’ipotesi da prendere in considerazione. “Per comprarli andai a fare il lavapiatti per tre mesi. In realtà fu un disastro, ne ho rotti un sacco! Desiderare tanto qualcosa e conquistarla pian piano è importante nella vita come nella musica”.
Talento, studio, abnegazione. Ma anche questi tre elementi non sono sufficienti per arrivare al top e restarci. “Occorre essere curiosi, mettersi sempre in gioco, sperimentare, non limitarsi a un solo genere. E non sentirsi mai arrivati. Se non ci si mette in discussione, se ci si limita a un solo genere perché in quello ci sentiamo sicuri, non si cresce”.
E ai genitori musicisti che volessero insegnare ai figli a suonare? Il consiglio di Braido è quello di rivolgersi a un insegnante esterno. “Credo sia meglio così. E’ quello che farei io con mio figlio, che però al momento ama molto disegnare. E se volesse suonare preferirei che scegliesse qualcosa di diverso dalla chitarra”.
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