Angela Cavalli, ex operaia Omsa, ora sale sul palco a gridare la sua rabbia

Angela Cavalli in scena

Angela Cavalli ha lavorato all’Omsa di Faenza per 23 anni. E quando ha saputo che l’azienda avrebbe chiuso non per crisi, ma per delocalizzare la produzione all’estero, ha sentito una rabbia che non se n’è più andata. Nemmeno ora che, all’età di 47 anni, è rientrata nelle 140 operaie assorbite dal divanificio che ha rilevato lo stabilimento, l’Atl Group. Angela debutterà domenica 17 novembre alle ore 21 al Teatro Masini di Faenza nello spettacolo “Lavoravo all’Omsa” prodotto dal Teatro Due Mondi.
Angela, sei l’unica delle ex operaie dell’Omsa a recitare nello spettacolo: quale parte ti è stata assegnata?
“Racconto quello che ci è successo: il presidio di 55 giorni, gli accordi al Ministero, la spaccatura sindacale. Per me è un modo di testimoniare la rabbia che ancora mi pervade. Sono stata fortunata a rientrare nel divanificio ma una vicenda come quella dell’Omsa crea un precedente: un imprenditore, di punto in bianco, può decidere di spostare l’azienda, lasciando in braghe di tela centinaia di famiglie. Al di là del nostro caso specifico, è una logica sbagliata, da combattere”.
Sei sempre stata in prima fila nelle battaglie a difesa del tuo lavoro?
“Sì, ero nel gruppetto delle irriducibili, per molte settimane sono rimasta fuori di casa. Siamo andate in televisione, ci siamo fatte intervistare. E quando il regista Alberto Grilli ha creato le Brigate Teatrali, ho partecipato”.
Sei anche mamma: la tua famiglia ti ha sostenuta?
“Ho due figlie di diciassette e sette anni, Eleonora e Giulia. Insieme a mio marito si sono parecchio arrangiate nei giorni del presidio. Tutti, però, sono sempre stati dalla mia parte. Difendere il proprio lavoro è un diritto”.
Come ci si sente, dopo 23 anni nella stessa azienda, ad essere lasciati a casa?
“Io mi sono sentita inutile, la notizia mi ha del tutto destabilizzata. Non potevo più programmare nulla. Un senso di sconfitta che continuo a vivere tutt’oggi: a volte, mentre sposto divani pesantissimi, penso alle calze. Allora il lavoro era meno impegnativo fisicamente”.
Sei tesa per domenica?
“Sì, ho il cuore che va a tremila. Ci stiamo lavorando da un anno, abbiamo fatto moltissime prove. Ma per me è un ambiente estraneo, non sono a mio agio. Ma è comunque una bellissima esperienza”.

In questo articolo c'è 1 commento

Commenti:

  1. Brava Angela!
    Non è mai facile mettersi e rimettersi in gioco. Quello che abbiamo passato con l’esperienza Omsa può essere spiegato solo in piccolissima parte. E’ una fortuna avere di nuovo un lavoro ma io penso tutti i giorni a quello che avevamo e di cui non eravamo mai contente… Il vecchio adagio “Si stava meglio quando si stava peggio” quanto è vero nel nostro caso!!
    Ti dico In c..o alla balena x l’esperienza teatrale perchè in bocca al lupo ci siamo già state.

Commenta

g