Prima di morire Francesca Pedrazzini ha detto “Io non ho paura”. E chi ha deciso di raccoglierne la storia dopo la morte, il giornalista Davide Perillo, ha scelto di intitolare proprio così il libro pubblicato dalle Edizioni San Paolo. Francesca è scomparsa l’anno scorso per un tumore. Ha lasciato il marito Vincenzo e i loro bambini Cecilia, Carlo e Sofia.
Davide, come sei venuto a conoscenza della vicenda di Francesca?
“Pochi giorni dopo la sua scomparsa, nell’agosto dello scorso anno, alcuni amici in comune di mi hanno parlato di lei, della incredibile forza con cui è arrivata alla morte. Mi hanno suggerito di andare a vedere quello che di straordinario era successo. Così ho contatto il marito e ci siamo incontrati a cena. Erano passate solo tre settimane dalla morte di sua moglie”.
Come sei stato accolto? 
“Più che bene. Mi ha colpito il clima sereno che si respirava. Il dramma c’era, ovvio, ma non era quello a prevalere. Dominava altro: ricordo che in quella serata abbiamo anche riso. Vincenzo aveva già iniziato ad andare in giro a testimoniare. Dopo il nostro incontro, ho scritto un articolo su Tracce, la rivista che dirigo. Quel pezzo ha fatto da cassa di risonanza, tanto che è arrivato all’attenzione di don Giacomo Perego, direttore delle edizioni San Paolo”.
Che cosa ti ha colpito, fin da subito, della storia di Francesca?
“Il suo percorso di vita, tutti i piccoli fatti che l’hanno portata a capire che Cristo c’entra con la vita reale. Grazie ad amicizie vere, all’incontro con Vincenzo e a tutto quello che di bello le è capitato, Francesca ha accumulato una consapevolezza tale da arrivare alla malattia e alla morte con una forza incredibile”.
Quanto è durata la sua malattia?
“In tutto due anni e mezzo. C’è stata una prima fase dopo la quale la malattia sembrava debellata. Poi c’è stata una recidiva molto più grave che dopo circa un anno e mezzo ha portato alla sua morte. Durante questo percorso, Francesca è passata dallo sconforto alla ripresa consapevole. Ho analizzato le chat che scriveva agli amici e davvero si ha il sentore dell’emergere di una certezza sempre più solida. Nei giorni finali della malattia, ha deciso di andare in vacanza in Grecia con la famiglia, pur sapendo che sarebbe stata l’ultima”.
Il marito Vincenzo si era reso conto di quello che ora, a distanza di più di un anno dalla morte di Francesca, viene fuori a chiare lettere?
“Sì, Francesca poco prima di entrare in coma gli ha detto che non aveva paura, che era curiosa di vedere che cosa ci sarebbe stato dopo. Considerate che Francesca non era per nulla pia, anzi. Quando ha incontrato per l’ultima volta gli amici, ha usato tutta la sua ironia”.
Quanto è stato doloroso scrivere una storia del genere?
“Non doloroso ma intenso, commovente. Non avendola mai incontrata di persona, sono dovuto entrare nella sua vita attraverso i racconti e le testimonianze. Il suo percorso me l’ha resa amica. Ho visto qualcosa di grande, di imponente”.
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