La fatidica domanda, prima o poi, arriva: “Mamma, come nascono i bambini?”. E non serve arrossire, delegare la risposta, sviare. Parola di Valeria Galoppa, la psicologa che domani sera alle ore 20,30 alla sala Tondini del Centro Civico di Villa Verucchio (piazza Europa, 1) terrà l’incontro “I bambini e la sessualità”. Un incontro richiesto dal Comitato dei genitori. Perché sapere come porsi di fronte alle legittime curiosità dei bambini non è sempre facile. 
Valeria, a che età arrivano i primi interrogativi dei bambini sul sesso?
“Non c’è un’età. Può succedere alla materna, come alle elementari. Oggi, poi, spesso i bambini sono in anticipo e magari iniziano a farci mille domande a tre anni, spiazzandoci”.
La prima loro curiosità che cosa riguarda?
“Il modo in cui sono nati, un mistero dal quale sono molto affascinati. Per i primogeniti che vedono il pancione della mamma in attesa del secondo figlio, poi, è una domanda alquanto automatica. Fatto sta che per tutti è un classico chiedere come sono entrati nella pancia, chi ce li ha messi”.
Quanti tabù ci sono nelle risposte dei genitori?
“Moltissimi. Le risposte variano da ‘sei troppo piccolo’ a ‘chiedilo a tuo padre’. Ma così si crea un ulteriore alone di mistero. Per un bambino piccolo, non va dimenticato, una domanda sul sesso vale come una domanda sul perché piove o le foglie sono verdi: la curiosità che le scatena è la stessa. Per i piccoli non c’è coinvolgimento emotivo quando chiedono perché se si toccano nelle parti intime provano piacere”.
Lei, da psicologa ma soprattutto da mamma, come ha risposto alla domanda di suo figlio sul come nascono i bambini?
“Gli ho spiegato le cose come stanno. Gli ho detto che dal pisellino di papà esce un semino che entra nella vagina della mamma e lì cresce, germoglia fino a diventare un bambino. Se adeguiamo il nostro linguaggio, riusciamo a fare passare il messaggio che attraverso la nostra sessualità si esprime l’amore. Ricordo che mio figlio non reputò nemmeno troppo interessante la mai risposta, i bambini amano più suggestioni fiabesche come la cicogna e il cavolo. Quindi ogni mia preoccupazione, nel dargli quella spiegazione, sarebbe stata inutile”.
Eppure l’educazione sessuale, nella scuola italiana, resta un grande vuoto…
“Il problema è chi la fa e come la fa. Non dovrebbe essere affidata ai professori, ma agli psicologi. Una volta, in una scuola superiore, per fare due ore di educazione sessuale ho dovuto chiedere l’autorizzazione al preside. Alla fine mi è stata concessa ma il professore che era in classe, davanti alle domande dei ragazzi che avevo fatto loro scrivere in forma anonima su dei bigliettini, è diventato verde. Imbarazzi e tabù sono fuori luogo”.
Quando bisognerebbe iniziare? Dal nido, come adesso indica l’Organizzazione mondiale della sanità?
“Sì, anche se al nido mi limiterei a spiegare come siamo fatti anche nelle parti intime. Alla scuola dell’infanzia si può andare oltre, spiegando la funzione dei genitali, raccontando come nascono i bambini. Poi, mano a mano, si può entrare sempre più nel dettaglio. Prima dei nove anni, in genere, la sessualità non viene legata agli altri. Eppure resta un grande pregiudizio”.
Con conseguenze nocive?
“Spesso i bambini piccoli vengono colpevolizzati perché si toccano le parti intime. Viene visto come un atteggiamento sporco, da correggere. Non si capisce che per loro è come toccarsi un braccio”.
Info
Giovanna Laface 328 9171993
E-mail: gioleoart@gmail.com
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