Siamo sicuri che servano più asili nido per convincere le donne a continuare a fare figli? Servono, certo ma non sono l’unica chiave della soluzione. In uno studio che Francesca Modena e Concetta Rondinelli della Banca d’Italia hanno condotto insieme a Fabio Sabatini dell’Università La Sapienza e dal titolo “Economic Insecurity and Fertility Intentions: The Case of Italy”, si punta il dito contro la precarietà femminile e l’insicurezza economica delle donne (e delle coppie) come le causa principali del declino della fertilità.

Stando alle stime della ricerca, basate sui dati del periodo 2002-2008, le donne precarie hanno il 60% di probabilità in meno di pianificare una prima gravidanza, a parità di altri fattori come l’età e l’istruzione. Sapere di non avere diritto ad alcun congedo di maternità o a indennità parentali, prevendendo quindi di essere lasciate a casa dal lavoro dopo il parto, le donne si allontanano dall’idea di un figlio.
Eppure il congedo di maternità, in Italia, resta una sorta di privilegio delle lavoratrici a tempo indeterminato.
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