
Un bambino che arriva alle elementari senza essere stato educato musicalmente, probabilmente non recupererà più il tempo perso. Da qui nasce l’idea del progetto Nidi di Note che una mamma violinista di Alghero trapiantata a Bologna si è inventata dal nulla senza mettere in conto il successo che ne sarebbe seguito. Lei si chiama Sonia Peana e domani, insieme a Paolo Fresu (jazzista), Alessandro Sanna (illustratore) e Bruno Tognolini (scrittore) presenterà alle 15,30 alla Chiesa dei Servi di Forlimpopoli (via Battisti, 30) il lavoro nato nel 2010. Ebbene sì: perché Nidi di Note è piaciuto così tanto ai nidi e alle scuole dell’infanzia che lo hanno adottato, che Gallucci Editore ha deciso di farci un libro, “Nidi di Note” appunto, arrivato finalista al premio Andersen come miglior libro di divulgazione. 
Sonia, per ora avete diffuso il progetto nel quartiere Savena di Bologna. Perché siete partiti da lì?
“Quando mio figlio ha iniziato il nido nel quartiere, mi sono informata se ci fossero attività legate all’arte e alla musica. Non ce n’erano. Così ho proposto un concerto che ha destato parecchia curiosità ed entusiasmo. Così ho deciso di prendermi la responsabilità di un vero e proprio percorso”.
Che cosa viene proposto, nel concreto, ai bambini?
“Ogni anno formiamo le educatrici su diversi percorsi. Quest’anno ne abbiamo attivato due sull’apprendimento musicale secondo Gordon, valido anche per i lattanti. Due su musica e movimento e uno sulla musica e il segno grafico con Vito Baroncini di Macchie Bizzarre”.
Quale spirito c’è dietro le attività musicale per i piccoli?
“Inzuppare i bambini di musica senza pensare che da grandi debbano far parte di un’orchestra e senza che ci sia l’obiettivo di un saggio finale. Vogliamo che per i bambini la musica sia un’esperienza da recepire in maniera libera. Loro sono come spugne”.
Come vi finanziate?
“Organizziamo concerti che richiamino molto pubblico e con il ricavato paghiamo la formazione. Dall’esigenza di allargare le forme di sostegno, poi, è nata l’idea del libro che servirà anche a sensibilizzare le istituzioni pubbliche e i genitori sull’importanza dell’educazione musicale fin da piccoli”.
Se un nido o una scuola dell’infanzia di una città qualsiasi vuole sposare Nidi di Note, cosa deve fare?
“Ci sono due possibilità. La prima è che un gruppo di musicisti locali si attivi per organizzare concerti che vadano a finanziare il progetto. La seconda è che se davvero l’interesse del gruppo degli educatori è forte, noi possiamo regalare uno dei percorsi. Una sorta di premio alla motivazione. E’ successo a Villanova di Castenaso”.
Quale sogno hai, per Nidi di Note?
“Vorrei che diventasse grande come Nati per Leggere. I riscontri ci sono, le richieste pure. Ci sono state anche tesi di laurea dedicate. Il mio sogno è che Nidi di Note si diffonda in ogni città”.
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