Piange uno e piange l’altro, ha fame uno e ha fame l’altro. Anche sui gemelli i luoghi comuni si sprecano. Parola di Camilla Podda, mamma di due bambine di cinque anni e di un maschietto di quattro, nonché presidente dell’associazione Il Mondo dei Gemelli. Soci e simpatizzanti di tutta Italia si riuniranno come ogni anno dal 25 al 28 aprile al Camping Cesenatico di Cesenatico. Un appuntamento nato tempo fa col pretesto di approvare il bilancio e divenuto poi occasione di ritrovo. E non solo.
Camilla, quali iniziative organizzate durante il raduno?
“Il mercatino, in particolare. Le famiglie che vogliono possono portare vestiti, scarpe, passeggini, giocattoli, biciclette. Mettiamo tutto sopra un tavolo e chi ne ha bisogno, li prende. Non è un baratto vero e proprio. Si può prendere senza portare, portare senza prendere. Dipende dalle esigenze”.
Quanti iscritti avete?
“Circa 800, di cui 200 attivi. Sul nostro forum, poi, sono coinvolte molte più persone. Non è necessario avere la tessera dell’associazione per chiedere e dare consigli. In Emilia-Romagna, in particolare nella zona di Carpi, abbiamo un gruppo di mamme molto attive: è un nucleo molto ricettivo che si fa coinvolgere senza problemi. Non succede lo stesso da altre parti”.
Quanti gemelli hanno le famiglie che vi seguono?
“Da due a quattro. Noi serviamo ad avere una veste ufficiale per essere più credibili quando ci sono da fare delle battaglie”.
Per esempio?
“E’ successo che genitori con tre gemelli si siano ritrovati davanti ad una situazione paradossale: due erano stati presi al nido e uno no. Ti casca il mondo addosso. In alcuni casi siamo intervenuti risolvendo le cose”.
Si parla abbastanza di gemellarità?
“Se ne parla, sì. Ma in maniera stereotipata e folkloristica. Quando hai il pancione e dici che avrai due gemelli ti guardano come a dirti che la tua vita si complicherà all’inverosimile. Che impazzirai. E una donna si spaventa”. 
Che cosa servirebbe, per evitarlo?
“In Italia manca prima di tutto un sostegno psicologico alle future mamme di gemelli. Quando vai a fare l’ecografia per la datazione della gravidanza e ti annunciano che i bambini saranno più d’uno, non è detto che tu la prenda bene. C’è chi piange, chi si dispera. E non c’è nessuno che ti aiuti, che ti supporti. A me è mancato molto, nonostante l’avessi presa bene”.
E poi?
“Nei corsi pre-parto il tema della gemellarità non viene in genere sfiorato. E ti senti un’eccezione che si deve arrangiare. Con l’associazione andiamo negli ospedali, soprattutto in Toscana, a fare qualche lezione. Ma non è facile: i medici non vedono di buon occhio l’ingresso di personale non sanitario. Ci proviamo lo stesso. A breve dovrebbe partire un nuovo esperimento a Bologna”.
A livello di aiuti economici, potete fare qualcosa?
“No, al massimo pubblichiamo sul sito notizie su bonus e carte bebè, come è successo ultimamente a Roma. Per il resto il nostro compito è fare sentire la nostra presenza nei momenti più difficili della vita dei genitori di gemelli”.
Per te quali sono stati?
“Il primo è stato subito dopo il parto, quando le bambine sono state portate in terapia intensiva. Non avevano grossi problemi se non un’infezione respiratoria. Ma è stato un momento duro. Il secondo è stato dopo la nascita del terzo figlio: gestire due bimbe di un anno e un neonato è davvero complesso. Ma alla fine, questo è il mio messaggio, si riesce a fare tutto. La mia esperienza è positiva”.
Per informarsi sull’associazione cliccare qui
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta