L’Emilia-Romagna è sempre più vicina – anche se in ritardo – all’obiettivo di Lisbona, che imponeva entro il 2010 una copertura del 33% da parte dei servizi per l’infanzia. In Italia la regione è la prima in assoluto e sul fronte nidi presenta l’indicatore più alto. Nonostante il fatto che i servizi per la prima infanzia abbiano registrato un incremento e l’indice di presa in carico sia aumentato di 0,9 punti in Italia e 1,4 in Emilia-Romagna rispetto alla precedente rilevazione del 2008, la quota di domanda insoddisfatta rimane ancora troppo estesa e i bambini nella fascia di età 0-2 anni, quando i genitori lavorano, continuano ad essere affidati prevalentemente ai nonni.

In Emilia-Romagna il 26,7% dei bambini di 0-2 anni frequenta un asilo nido pubblico o privato: si tratta di una percentuale di 8 punti superiore a quella dell’Italia (18,7%), con un valore che colloca la nostra regione al quinto posto, preceduta soltanto da Veneto, Sardegna, Toscana e Valle d’Aosta. Nonostante il costante incremento, d’altra parte, la quota di bambini che frequenta il nido rimane minoritaria: il 79,3% in Italia e il 73,3% in Emilia-Romagna dei bimbi da 0 a 2 anni nel 2011 non risulta iscritto al nido.
In Italia a motivo della non iscrizione al nido i genitori indicano prevalentemente la possibilità, per un membro della famiglia, di seguire il piccolo (35,7%). Segue, a poca distanza (34,5%), la considerazione che il bambino sia troppo piccolo, prevalente al Sud e nelle Isole. Solo al terzo posto, con distanze variabili, ma mai inferiore ai 15 punti, viene indicato l’eccessivo costo del servizio (9%). Nell’orientare le scelte dei genitori che non iscrivono i figli al nido quindi sembrano prevalere nettamente fattori socioculturali, rispetto a considerazioni relative a carenze dell’assistenza all’infanzia, perché la disponibilità limitata, la distanza eccessiva o gli orari scomodi sono scarsamente indicati come motivi della non iscrizione.
I nonni sono al primo posto fra coloro che si prendono cura dei piccoli, rispettivamente nel 68,3% dei casi in Italia e nel 59,4% in Emilia-Romagna. Seguono gli altri parenti (9,2% Italia, 4,5% E-R) e altri adulti non retribuiti (4,5% Italia, 5,5% E-R). Il ricorso all’aiuto di persone retribuite è poco frequente (4,2% in Italia e 4% in Emilia-Romagna).
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