La mamma, il papà, la matrigna, il patrigno. E ai bambini, chi ci pensa? Da questa domanda, e da molte altre ancora, partirà l’incontro in programma domani alle 10 a Bologna, nella sala Silentium (vicolo Bolognetti, 2). La psicoanalista Laura Pigozzi parlerà del suo libro “Chi è la più cattiva del reame? Figlie, madri, matrigne nelle nuove famiglie” (et al./Edizioni), un testo che affronta una tematica più che mai attuale, quella delle cosiddette famiglie allargate.
Laura, quante sono le famiglie ricostituite, in Italia?
“Si parla di circa l’11% delle famiglie totali. Un dato al ribasso, visto che esclude quelle situazioni non ancora certificate, dove esiste una convivenza ma non un nuovo matrimonio. E’ comunque un numero rilevante, che non si può più ignorare”.
Lei stessa è una “matrigna”: qual è la sua esperienza?
“Il mio compagno è un uomo separato, con tre figli. Il libro è dedicato a loro. Io vedo i bambini, tutti minori, quando li vede lui, cioè nel tempo alternato rispetto a quello della loro mamma. La mia esperienza è positiva ma in Italia manca un riconoscimento giuridico della genitorialità che rappresentiamo io, così come molte altre matrigne e molti altri patrigni”.
Quando si pone il problema giuridico?
“Ci sono momenti e situazioni in cui sei l’unico adulto, devi intervenire e non puoi chiederti se lo puoi fare o no. In certi contesti, magari estremi, l’intervento può essere impugnabile da parte del genitore naturale”.
La vostra situazione di invisibilità assomiglia per certi versi a quella dei genitori omosessuali non biologici. La legge è indietro rispetto alla società?
“Manca un discorso condiviso e sereno intorno alle famiglie allargate. Il caso delle famiglie omosessuali è emblematico, anche se loro rappresentano più di noi una minoranza. Loro hanno il movimento gay che le sostiene, a noi invece manca una lobby che ci faccia da traino. Non ci rappresenta nessuno”.
Quali sono le sue maggiori preoccupazioni?
“I minori. Sono sempre messi al centro, almeno a livello formale, per esempio nei tribunali. Ma di loro, alla fine, si sa sempre poco. Il mio libro è una difesa dei bambini: gli adulti possono tenersi le frustrazioni, i bambini no”.
E le matrigne sono al pari dei patrigni?
“No, in genere il patrigno vive insieme alla madre, che ha in custodia i figli. Quindi ha con loro un rapporto quotidiano, pur senza avere un rapporto intimo. La matrigna, invece, vede i figli del compagno meno spesso. Ma a lei sono richiesti compiti di cura maggiori, più delicati. La matrigna non è una tata, non è una zia. La sua posizione è ambigua”.
Questione di responsabilità?
“Assolutamente sì. Io richiamo le matrigne ad un’assunzione di responsabilità. A non mettersi in competizione con i figli, a non diventare infantili. Anche quando la filiazione non è biologica, esiste. E’ psichica, relazionale”.
All’incontro parteciperanno anche Cristina Berti Ceroni, psicoanalista SPI Bologna; Raffaella Calandra, inviata Radio 24 – Il Sole24Ore Roma; Alessandra Cordiano, giurista Università di Verona; Paola di Nicola, sociologa Università di Verona; Barbara Lanza, avvocato familiarista Verona – Oss. Nazionale Diritto di Famiglia; Annamaria Tagliavini, direttrice della Biblioteca Italiana Donne di Bologna.
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