
“La vita non mi ha tolto niente. Ho dovuto riadattarla, certo. Ma davanti al bivio che mi imponeva di scegliere se amarla o odiarla, ho scelto la prima strada, certo più faticosa ma che mi portata a esperienze impensabili”. Elisa Mazzotti ha trent’anni, è di Cervia, vive a Bologna. Undici anni fa, il 20 agosto del 2007, un incidente all’apparenza banale avuto in motorino le causa una distorsione alla caviglia. Una sciocchezza? Tutt’altro: un trauma che le scatena il morbo di Suddek, responsabile del dolore cronico agli arti inferiori che si porta appresso ancora oggi.
Ma non finisce lì. Un anno e mezzo fa le diagnosticano una neuropatia delle piccole fibre, un’altra malattia cronico-degenativa che la costringe ad avere dolori 24 ore al giorno. Senza contare che dopo un tentativo per la crioconservazione degli ovociti fatto di recente per preservare la fertilità, ha contratto una salpingite in seguito alla quale è stata operata d’urgenza. Un intervento che le ha lasciato in eredità una neuropatia pelvica addominale: “Anche in questo caso, dovrò convivere con i dolori, perché non c’è soluzione”.
Elisa, però, non si è scoraggiata. Non lo aveva fatto a vent’anni, quando aveva avuto un aborto spontaneo durante una gravidanza nata durante una malattia oncologica. Non lo ha fatto ora che sa che quanto il dolore cronico sia invalidante e impatti sulle relazioni familiari e sociali, sul lavoro, sulle proprie passioni: “Sono sempre stata una persona altruista e sensibile. Certo le mie disavventure mi hanno segnata, senza però incattivirmi. Ho sempre continuato a portare avanti progetti di solidarietà e iniziative benefiche perché sento di avere molto da dare e perché posso dare un senso alla mia solitudine”.
Attraverso la pagina Facebook “Seminando sorrisi” Elisa incontra persone di ogni età e di ogni parte d’Italia che condividono, partendo da patologie e storie cliniche diverse, il dolore cronico: “Oltre a fornire informazioni pratiche sulle strutture sanitaria e sui diritti, mi piace proporre piccole attività per spostare l’attenzione lontano dal dolore: scrivere di un quadro, di una canzone, leggere un libro”. Di libri ne ha scritti due anche Elisa: i proventi dell’ultimo, “La corrispondenza”, sono andati a finanziare la Fondazione Parole di Lulù (nata dopo la morte della figlia del cantautore Niccolò Fabi) e l’Associazione Ricoclaun Onlus.
“Mi piace vedere le persone sorridere”, dice Elisa, che ogni Natale, dal 2015, si inventa un nuovo progetto per sostenere una causa. La prima volta è stato per sostenere le cure di Nina, una bimba di Roma con una malattia senza nome. L’anno scorso e l’anno prima per aiutare Giorgia, di Livorno, che ha una leucemia linfoblastica acuta (la sua storia è sulla pagina Facebook “Succo di fragola”). Elisa è anche attiva in “Belle al quadrato”, un’associazione che si occupa di fare accettare alle donne il proprio corpo: “Credo di essere una persona forte, quando mi chiedono come sto rispondo sempre ‘male ma bene’. Gambe in spalle, questa è la vita”.
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Commenti:
Grande, grandissima Donna, Elisa.
Se potessi rinascere e scegliere chi essere, vorrei essere te, che con tutti i dolori grandi del tuo cammino hai sempre avuto la forza e la voglia di vivere e sorridere, sostenendo i più fragili e chi aveva vergogna delle proprie emotività.
Ti ringrazio per quello che hai fatto e fai per me, sempre, quando la prima ad avere necessità, saresti tu.
Spero che molte persone abbiano la grande possibilità di incrociare il tuo cammino, perché ne usciranno sempre arricchite.
Ti ringrazio
Ti voglio bene e ti abbraccio
Marghe
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