Parità di genere, l’Università di Bologna si mette in discussione: “Dati scomodi”

Nel momento in cui un ente come l’Università di Bologna decide di lavorare sulle disuguaglianze di genere, pubblicando dati scomodi che dimostrano la segregazione verticale, significa che sta facendo un lavoro importante e sta investendo sul cambiamento”. Tullia Gallina Toschi è la coordinatrice del progetto Plotina che ha visto l’Alma Mater vincere un bando europeo dedicato alla valutazione della parità di genere e che è stato finanziato con 2.300.000 euro. Sebbene a fianco di altri cinque enti di ricerca e di due società di coaching, l’Ateneo bolognese è l’unico ente in Italia che coordina un progetto europeo dedicato alla realizzazione di piani di eguaglianza di genere.
Professoressa, che cosa state facendo per l’esattezza?
“Valutiamo la situazione dei centri di ricerca coinvolti in termini di audit di genere, ovvero del grado di estensione dell’equità di genere. Per quanto riguarda Bologna, abbiamo pubblicato già due volte il bilancio di genere, che è affiancato dal gender equality plan, ossia un piano di eguaglianza di genere, nel quale abbiamo elencato le azioni che vogliamo implementare per migliorare le cose”.
Dov’è che la situazione è peggiore?
“Alcune aree sono esclusivo appannaggio maschile e in ogni caso nelle posizioni di vertice le donne sono sempre di meno. Sono aspetti legati agli stereotipi culturali, alle difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro, che riguardano soprattutto le donne, alle rinunce che fanno non per scelta ma per l’impossibilità di proseguire sulla strada della gratificazione lavorativa e di una vita familiare, ma sono anche difficoltà legate alla chiusura, più o meno consapevole, del mondo maschile. Anche se le ragazze laureate, in certi ambiti, sono più del 50%, a fare le professoresse ordinarie ci arrivano in pochissime”.
Questo cosa significa, nella pratica?
“Che oltre il politicamente corretto, perdiamo talenti. Che a parte il fatto che l’equità di genere sia giusta, più saliamo nelle posizioni più lasciamo per strada personalità valide. Noi non vogliamo essere solo belli e buoni, una Università vuole e deve essere competitiva: se le donne si fermano prima su certe carriere perché sarebbe problematico per le loro vite sprechiamo un’opportunità, lasciamo indietro anche le migliori”.
Va in questa direzione la scelta di realizzare un nido dell’Università in via Filippo Re a Bologna?
“Senz’altro, rientra tra le azioni del piano di eguaglianza di genere e nelle azioni di questa governance. Ma stiamo agendo anche sul piano culturale e del linguaggio: siamo state e stati i primi a introdurre l’uso del femminile per indicare i ruoli e ora molte altre Università stanno seguendo il nostro esempio”.

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