“Ce la farete a cambiare tutta la società prima che i vostri figli crescano?”. L’interrogativo del pediatra che compare nel documentario di Lucio Basadonne “Figli della libertà”, che narra la scelta di una famiglia di offrire alla figlia un sistema scolastico alternativo e che è arrivato a Ravenna martedì scorso, è il concetto che più mi ha colpito del film.

figliiiiiiiPerché fare home-schooling o costruirsi la propria “scuolina” staccata dal sistema istituzionale e tradizionale è affascinante quanto rischioso. Che ne sarà di quei bambini abituati a non sottoporsi a troppe regole, a non imparare pedissequamente le tabelline, a scegliere cosa studiare oggi e cosa fare domani? Che ne sarà di loro quando, volenti o nolenti, approderanno alla scuola “vera”? Quando dovranno alzarsi al suono della sveglia per andare a lezione o a lavorare?

Di esperienze fuori dal coro ne abbiamo raccontate anche noi di Emiliaromagnamamma, penso alla scuola Campo Volo di Pieve Cesato alla scuola parentale di Marzia Bosoni a Ravenna. E ogni volta, siamo state travolte dal fascino di scelte in cui regnano il rispetto per gli altri e l’assenza di competitività, in cui conta apprendere con felicità e non eseguire degli ordini imposti dagli altri, in cui si impara partendo dall’esperienza e non da una teoria vuota e noiosa. In cui, di fatto, “nessuno pensa a fare le scarpe all’altro”.

Ma forse c’è un equivoco di fondo: “La libertà non si insegna, l’autonomia sì”, diceva Maria Montessori, tra l’altro citata nel film. E forse, per rendere i bambini autonomi, le regole servono. Magari decise insieme e condivise oppure spiegate e fatte capire. Dare ai bambini il peso di decisioni che faticano a prendere o che non possono, per età e competenze, prendere, a me fa paura quanto infilarli in una scuola rigida, che pensa poco al loro bene, a quello che sognano e pensano, alle loro esigenze.

Una via di mezzo bella e (almeno fino a oggi) impossibile pare Summerhill, non a caso nota come la scuola più libertaria del mondo. Scuola che compare nel film e che mette in pace ogni animo indeciso tra l’idea che sia bene attenersi al sistema o scappare sul cucuzzolo della montagna a fare scuola in modo diverso. Perché c’è un’organizzazione, eccome. E ci sono, eccome, delle regole. 

Allora forse l’ideale sarebbe cominciare a cambiare le cose da dentro, iniziare a sgretolare un sistema vecchio dall’interno, come per esempio stanno tentando di fare le scuole Senza Zaino. Per lanciare un messaggio chiaro: che si può fare scuola in modo diverso, senza per questo doversi rifugiare lontano, un po’ anarchici e un po’ selvaggi, a crescere bambini che magari, tra qualche anno, avranno grosse difficoltà a rientrarci, nella società che prima o poi li aspetta. 

Insomma, forse è meglio una piccola e lenta rivoluzione di gesti quotidiani. Perché poi, la mattina, mamma e papà a lavorare ci devono andare, nella maggior parte dei casi. Non si può fare tardi, non si può spegnere la sveglia. E a volte i soldi per pagare una scuola diversa, o per farsela da sé, rinunciando ad altre occupazioni, non ci sono. 

Se, ragionando per assurdo, ognuno si facesse la propria scuolina per i cavoli suoi, cosa succederebbe? Si assisterebbe, immagino, a un’altra disgregazione. Simile a quella portata dai “valori negativi” che con tanto slancio e tanto ottimismo le scuoline – meravigliose – provano a rimuovere.