
Quando Matteo Antonietti, di Senigallia, da bambino ha iniziato ad avvicinarsi al tango per seguire la sorella, con cui poi ha fatto coppia fissa per anni vicendo numerosi campionati, anche a livello mondiale, si ritrovava spesso in mezzo a persone di decenni più grandi di lui. Oggi non è più così. A raccontarlo è Ravena Abdyli, 25 anni, residente a Ravenna, che è la sua compagna nella vita e nel ballo e che, insieme a lui, insegna per conto di Tango Feroz Academy a Ravenna, Forlì, Pesaro, Ancona e Fano.
“Il tango è in crescita, soprattutto tra i giovani. All’Aquae Sport Center di Porto Fuori, per esempio, abbiamo attivato un corso dove gli iscritti sono tutti sotto i 35 anni. In ogni caso, resta un ballo particolare, di nicchia, non certo adatto a tutti. L’unico requisito è la grande passione, che si capisce di avere o non avere già alla prima lezione. Per il resto, non serve una preparazione particolare e non importa nemmeno se non si è così in grado di sentire la musica”.
Essendo un vero amore, il tango richiede applicazione e disciplina: “Il tango è mentale, è tutta questione di connessione con l’altra persona. Non a caso molte persone si avvicinano perché sono in un periodo particolare della vita, perché hanno bisogno di ritrovare se stesse. E, nel cercare quella vicinanza, si sentono libere di muoversi. Al contrario di buona parte della danza, qui si tratta solo, per l’uomo, di decidere come muoversi e, per la donna, di seguirlo e lasciarsi portare, non senza un buon margine di manovra e scelta. Il tango è un dialogo, una magia, anche tra due ballerini che si conoscono poco: l’importante è riuscire a connettersi“.
Tra gli appassionati, a volte prevalgono le donne e altre gli uomini. E oggi il tango viene usato anche come terapia: “Non solo per chi ha malattie come il Parkinson ma anche con le donne che hanno subito violenza. Serve a recuperare fiducia e intimità, grazie a quel meraviglioso abbraccio stretto”.
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