Ricorso contro le prove Invalsi, storia di una prof “ribelle”

Sabina Piccinini
Sabina Piccinini

“Io non mollo”. Sabina Piccinini, insegnante di matematica modenese, è reduce dall’ennesimo rinvio delle udienze che da quattro anni a questa parte la vedono coinvolta dopo che ha fatto ricorso al Ministero dell’istruzione contro la somministrazione delle prove Invalsi. Un caso unico in Italia, dato che la questione sta andando per le lunghe, ben oltre altre cause simili, lasciando la prof “in sospeso”.

Tutto inizia quattro anni fa, quando Sabina, alle medie di Castelfranco Emilia, capisce che i test Invalsi non sono lo strumento di valutazione adeguato per i suoi alunni: “Credo che si tratti di prove inutili, imposte dall’alto, per nulla in linea con i programmi che si svolgono in classe e affatto adatte a capire le competenze degli studenti. Credo che siano il simbolo di una scuola triste che non lascia spazio alla libertà della cultura e della scienza e che tratta i docenti come una categoria e non come intellettuali“. Sabina, dunque, comunica al suo dirigente scolastico la volontà di non somministrarle alla sua classe. Apriti cielo: “Mi è arrivato un ordine di servizio che mi imponeva di adeguarmi, altrimenti avrei avuto una sanzione disciplinare”.

La prof, dunque, accetta apparentemente l’affronto, sottoponendo ai suoi alunni i test. Ma poco dopo, tira fuori le unghie, convinta che la strada giusta sia quella della ribellione: “Da allora, le udienze sono state un paio all’anno. Ma ogni volta vengono, per un motivo o per l’altro, rinviate. Solidarietà da parte dei colleghi, qualche volta, l’ho avuta. Ma non so quanti di loro vorrebbero essere al mio posto”.

Nel frattempo Sabina, dalla scuola nella quale è iniziata la sua protesta, ha deciso di comune accordo con il preside di andare via: “Non c’era un bel clima, sentivo nei miei confronti una continua opposizione e resistenza. E siccome, per motivi personali, avevo bisogno di cambiare orario di lavoro, sono passata alle medie serali a Vignola. Oggi i miei studenti sono gli adulti, dei test Invalsi potrei non interessarmi più. Ma è una questione di principio: io non dico che i test Invalsi vanno aboliti, dico che va demandata alla libertà di ogni insegnante la decisione di somministrarli o non somministrarli. Credo che la mia battaglia sia d’interesse pubblico“.

Se il ricorso dovesse essere alla fine rigettato, le cose resteranno come sono. Se Sabina dovesse vincerlo, si creerà di fatto un precedente che autorizzerà altri docenti a dire no agli Invalsi senza rischiare nulla: “Tra l’altro, nel nostro contratto, non c’è scritto che i test sono obbligatori”.

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