L’avventura di Leonarda e Alessandra, consulenti per i grandi chef

ale e leo
Alessandra Locatelli e Leonarda Vanicelli

La prima è una frana ai fornelli ma un fiuto pazzesco per trattorie, ristoranti e rosticcerie. La seconda si diletta con passione in cucina, così come nell’assaggio, soprattutto dei piatti che il cuoco si è inventato di sana pianta, senza copiare da altri. La prima, 52 anni, è di Salsomaggiore e, oltre a lavorare come direttrice del personale in una grande azienda di Milano, è una fotografa di cibo e una coach. La seconda, 39 anni, originaria della provincia di Lodi, è una psicologa e psicoterapeuta. Né Leonarda VanicelliAlessandra Locatelli si sarebbero aspettate, nella vita, di inventarsi un nuovo lavoro da zero. E mai avrebbero pensato, un giorno, che il loro mestiere avrebbe fatto rima con cibo, chef, ristoranti stellati.

La loro avventura (che racconteranno oggi alle 17 alla biblioteca Passerini-Landi di Piacenza) si chiama Aleò e nasce da un incontro avvenuto per caso grazie al giornalista Luigi Franchi, che con Alessandra aveva curato il libro “Meglio prenotare, storie italiane di ristoranti affermati” (edizioni Catering): “Senza di lui, forse, non ci saremmo mai conosciute – racconta Alessandra -. Lui è stato il primo a intuire che io e Leonarda, insieme, avremmo potuto far nascere qualcosa di nuovo”. Il nuovo è un’attività di affiancamento e sostegno ai ristoranti, alle trattorie, alle aziende di prodotti tipici, alle vinerie – insomma ai vari soggetti che hanno a che fare con il cibo e la ristorazione – affinché possano valorizzarsi di più, sciogliere i punti critici, organizzare eventi, farsi conoscere meglio.

“Non sappiamo bene come definirci – precisa Leonarda -. Chef counselor pare riduttivo, creative coach è forse più centrato. Alla fine quello dello chef è un lavoro creativo, i cuochi sono degli estrosi, dei genialoidi, con tutta la complessità che questo comporta”. Per ora le due donne lavorano principalmente al centro-nord d’Italia, con clienti anche celebri, come Tano Simonato del ristorante “Tano Passami l’Olio” di Milano o Aurora Mazzucchelli del ristorante “Marconi” di Bologna, per la quale in realtà la consulenza si è chiusa qualche mese fa.

“A volte – continua Leonarda – ci chiediamo che cosa succederebbe se intraprendessimo solo questa strada e lasciassimo gli altri nostri lavori. Ma ancora non abbiamo una risposta. In questo settore così intrigante ci siamo ritrovate per una serie di coincidenze. Io ero solo una buona forchetta come tutti gli emiliani”. La passione di certo non manca. Come quella che Alessandra sta cercando di trasmettere, con grande successo, al figlio Giorgio di cinque anni: “Lui racconta sempre che faccio la ‘pissicologa’ ma che a volte vado a lavorare nei ristoranti e mangio molte cose buone. Insieme, cuciniamo tantissimo”.

E anche se il mondo degli chef è a prevalenza maschile, le inventrici di Aleò non hanno finora incontrato ritrosie: “Diffidenza nei nostri confronti, mai. La difficoltà sta più nel fare capire qual è il valore aggiunto che possiamo dare. Gli ostacoli nel farsi accettare, secondo noi, li vivono di più le donne chef. La sfida è evitare la sindrome del panda, come quando viene organizzato un festival della cucina delle donne. Perché?”.

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Commenti:

  1. Super! Conosco Leonarda che stimo e credo che riesca a trasformare in oro tutto ciò che tocca … non conosco Alessandra ma penso sia in simbiosi e quindi il successo è assicurato.

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