
Per un paese di 2700 anime, un campo di calcio non ha lo stesso significato che per una grande città, dove magari ce ne sono a decine, accompagnati da palestre e piscine. Per Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, il campo franato nel fiume Senio il 25 febbraio di quest’anno è un disastro sportivo, sociale e culturale. E così Silvano Dardi, ex calciatore, allenatore da vent’anni e socio dell’Associazione calcio Casola dal lontano 1978, dopo aver scritto a deputati e senatori, ha mandato una lettera alla “Gazzetta dello Sport”. E Franco Arturi della rubrica Porto Franco gli ha risposto, prendendo le difese della “causa casolana” e parlando degli impianti sportivi di base come beni necessari per la collettività. Al pari delle strade, delle scuole, dell’illuminazione pubblica.

Anche noi di Romagna Mamma, con Dardi, abbiamo fatto due chiacchiere, scorgendo in lui tutta la rassegnazione del non vedere più ogni giorno, su quel campo in bilico sulla collina, un centinaio di ragazzi dai cinque ai trent’anni, ovvero mezzo paese di bella gioventù vogliosa di calciare la palla, sì, ma soprattutto di incontrarsi e fare aggregazione: “La prima squadra si allena e gioca a Castel Bolognese. I bimbi più piccoli sono stati spediti a Borgo Rivola in un campetto che tra le altre cose è stato alluvionato nel 2013. Un altro gruppo è stato smistato tra i paesi vicini, come Riolo Terme. Una diaspora forzata che speravamo dovesse durare poco e che invece, dopo dieci mesi, ancora perdura. Famiglie e bambini sono smarriti, hanno perso un punto di riferimento fondamentale”.
Per Dardi l’aspetto più triste è proprio questo: vedere che la società non è più compatta, che la dispersione dei bambini e dei ragazzi ha tolto la parte più bella del giocare a calcio a Casola. “Il sindaco Nicola Iseppi si è dato da fare – precisa l’allenatore – ma la rassegnazione nel vedere quel mezzo campo e nel sapere che, al momento, non ci sono fondi assegnati, è tanta”. A breve dovrebbe partire una perizia geologica per quantificare il danno e capire il da farsi: “Non sappiamo ancora se l’opzione migliore è ripristinare l’impianto franato o costruirne uno ex novo. Sappiamo comunque che la cifra che servirà per riavere il nostro campo si aggira tra qualche centinaia di migliaia e un milione di euro. Ma senza avere notizie sulla destinazione dei finanziamenti, non possiamo neanche porci un obiettivo, darci una speranza. Quanto durerà tutto questo?“.

Uno smacco per uno come Dardi, che a Casola è stato assessore quando l’Amministrazione fece richiesta per ricevere i fondi di Italia 90. Gli stessi fondi che, il campo perduto, hanno consentito di realizzarlo.
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