Dimenticate, ai margini, sofferenti, sole. Le donne detenute nelle carceri dell’Emilia-Romagna sono state oggetto dell’indagine “Detenzione al femminile – Ricerca sulla condizione detentiva della donne nelle carceri di Piacenza, Modena, Bologna e Forlì”, promossa dall’Ufficio della Garante e realizzata dall’associazione di volontariato ‘Con…tatto’. Uno studio che ha messo in evidenza diverse criticità: le donne vivono con maggiore sofferenza ogni situazione, mostrando rispetto agli uomini maggiore litigiosità e aggressività, o al contrario atteggiamenti di chiusura e crisi di pianto.
In Emilia-Romagna le donne in carcere, alla data del 2 dicembre 2015, erano 123, di cui 44 straniere, in prevalenza provenienti dall’Est Europa. Sono cinque gli istituti che, in regione, ospitano al loro interno sezioni femminili: Piacenza, Modena Sant’Anna, Bologna, Forlì e Reggio Emilia.
Nel 2014 è avvenuto un parto in carcere, mentre erano dieci le detenute madri: tre di loro hanno scelto di non vedere i figli, o “perché il contatto è breve e il distacco è fonte di sofferenza” o per “non farli entrare in contatto con l’istituzione penitenziaria”.
La Garante regionale delle persone private della libertà dell’Emilia-Romagna Desi Bruno ha spiegato che essendo la popolazione carceraria femminile esigua rispetto al totale (4%), le donne vengono lasciate in disparte, hanno meno opportunità, sono meno spesso destinatarie dei percorsi di rieducazione e risocializzazione.
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