Troppo arrivismo nello sport: il pediatra-pallavolista ora educa i genitori

ragazze pallavolo sportMio figlio ha scelto basket, il tuo calcio, il suo scherma. Ma i genitori, quando iscrivono i bambini a una disciplina piuttosto che a un’altra, a quali aspetti sono interessati? La mentalità del figlio-campione e delle famiglie agguerrite sugli spalti, purtroppo, è un problema reale. Ne ha parlato anche il giornalista Fabio Benaglia nel libro “Mio figlio è un fenomeno”. E ora a Ravenna, a educare mamme e papà, ma anche le altre figure che ruotano intorno a campi e palestre, ci pensa il presidente della Porto Robur Costa Luca Casadio, che essendo anche pediatra, di genitori si intende eccome.

Nell’ambito di un progetto di Romagna In Volley, è partito venerdì scorso il ciclo di incontri “Figli e giocatori vincenti. I 7 requisiti delle Alte Prestazioni”. Un progetto che verrà replicato anche in altre zone della Romagna, come Cesena e Cesenatico.

Lo scopo finale è rendere gli adulti consapevoli che dietro lo sport ci sono emozioni, valori, percorsi di crescita che è giusto approfondire ben oltre il significato di una vittoria e ben lontano dalle logiche dell’arrivismo e del primeggiare a tutti i costi: “Oggi i media – spiega Casadio – amplificano sempre l’aspetto superficiale dello sport, dimenticandone tutta l’interiorità. Noi vogliamo riportare l’attenzione su quel che c’è dietro. Perché con i bambini e i ragazzi, soprattutto quando approdano alle soglie dell’adolescenza, non si scherza. Lo sport è sopratutto esperienza, sentimenti, conflitti, altruismo, diventare grandi”.

Al progetto hanno contribuito Comune di Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Con il patrocinio del Coni Regionale si susseguiranno altri sei appuntamenti gratuiti (sala D’Attorre di Casa Melandri, via Ponte Marino 2) nei quali, grazie a esperti ogni volta diversi, verranno affrontati i temi più vari: dall’alimentazione all’ego individuale, dalla pratica agonistica alla paura (qui il programma).

“Ci piace pensare che il genitore esca da questo ciclo di incontri arricchito – conclude Casadio – e con l’idea che sia importante, per il benessere dei bambini e dei ragazzi, che le famiglie stringano alleanze con le società sportive. La sfida educativa è la stessa per tutti: solo insieme la si può vincere”.

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Commenti:

  1. Come genitore sono pienamente d’accordo con l’articolo…. ho iscritto mia figlia in una società di pallavolo 7 anni fa perché mi piaceva il concetto di squadra ,di spirito di collaborazione, di crescita in un gruppo con regole sportive e educative che potessero arricchire mia figlia a 360° sia sportivamente che umanamente. E soprattutto il desiderio più grande era quello che potesse divertirsi che imparasse uno sport da portarsi dietro come bagaglio nella vita con cui passare ore di spensieratezza. Io che sono una mamma di 44 anni gioco ancora tre quattro volte a settimana e continuo a divertirmi.
    Ma la realtà sportiva che mi sono trovata di fronte col passare degli anni non è quella che mi aspettavo. Verissimo il discorso relativo ai genitori ma le società sportive stesse per esigenze economiche e di prestigio tendono a tagliare letteralmente le gambe a chi non considerano un talento e anziché mandare avanti e far crescere anche chi di questo sport non ne farà una professione ma solo un divertimento preferiscono deselezionare e spingere giovani adolescenti a smettere di allenarsi provocando danni enormi in senso di autostima soprattutto in un’età così critica come quella dei 14-16 anni

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