Il parto raccontato da donne, medici e ministri. E non sarà indolore

Non tutto è risolto. E’ il titolo di una commedia teatrale di Franca Valeri. Una battuta sulla maternità ha ispirato un capitolo del nuovo libro di Rossana Campisi, giornalista per La Repubblica e collaboratrice di diverse testate tra cui Vanity Fair e Marie Claire, Partorirai con dolore (Rizzoli Bur, 14 euro). Si parla di “intralci”, si parla di dati Censis sulla natalità, di statistiche e classifiche sulla situazione maternità in Italia.

Partorire. Non è necessario essere madri per appassionarsi all’argomento. L’autrice ne è chiaro esempio: “Sono la prova provata che, anche senza figli, questo tema interessa a tutte le donne” ha dichiarato.

Dare alla luce è uno dei momenti cruciali nella vita di una donna, ma troppo spesso disinformazione, falsi miti, malasanità trasformano la gravidanza in un percorso ad ostacoli pieno di ansie e dubbi.

Ma quali sono i diritti e quali le scelte possibili per le neomamme?

“Qual è il migliore ospedale per partorire?”, “Il bambino è sano?”, “Devo per forza fare un parto cesareo?”, “Di quali persone mi posso fidare?”.

La giornalista ha ascoltato e raccolto le voci delle donne su cosa significhi oggi diventare madri in Italia: nelle città del Nord e in quelle del Sud, negli ospedali pubblici e nelle cliniche private, nei piccoli e nei grandi centri, a casa.

Le storie sono tante e diverse: da chi, mal consigliata, si è fatta chiudere le tube dopo il terzo parto ed è caduta in depressione, chi ha rischiato la vita per un antibiotico non somministrato, chi rifiuta l’epidurale perché orgogliosa del dolore unico del parto, chi congela i propri embrioni, chi partorisce a Boston, chi sogna un parto ad acqua e finisce con cesareo d’urgenza, chi ha provato un orgasmo durante le doglie, i padri che cominciano ad essere una presenza fissa in sala parto, etc.

Tra una cronaca e l’altra, le parole degli esperti: ministri ed ex-ministri, i medici, i ginecologi (tra le categorie professionali che ricevono più denunce), gli inviti internazionali a demedicalizzare le nascite (abbiamo il primato europeo dei cesarei), gli ospedali dove l’epidurale gratuita è offerta solo in orari d’ufficio, i consultori deserti, i rari rimborsi regionali per il parto extraospedaliero … e loro, le ostetriche, le depositarie di un sapere che fortunatamente pian piano le madri stanno imparando a conoscere e ad usare per il loro benessere e quello del bambino.

Un’ampia panoramica da cui si ricava – ed è qui il “non tutto è risolto”–  che le madri hanno un po’ perso la gestione della nascita dei figli: proprio gli ospedali alimentano falsi miti e paure che creano disinformazione e insicurezza.

Il libro è un invito alla consapevolezza. Serve informarsi, serve conoscere e serve imparare ad ascoltarsi e a fidarsi, senza delegare al medico di turno o a un paio di lezioni del corso pre-parto la propria storia. Bisogna tornare ad essere le protagoniste attive della propria maternità.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g