“L’anima non cambia”: mamma Chiara tira fuori le lettere all’ex. E nasce “Essenze”

esse Diciannove lettere rimaste nel cassetto. Diciannove lettere mai consegnate. Diciannove lettere scritte a mano, magari sulla tovaglietta di carta riciclata che era sotto il piatto in pausa pranzo. Diciannove lettere in un tempo di mail, chat, messaggi su WhatsApp. Chiara Dall’Ara, cesenate, ha esordito con “Essenze di giorni sognanti. Lettere ai tempi dei social network” (Senso Inverso), un libro che presenterà sabato 28 marzo alle 16 alla Biblioteca Malatestiana di Cesena nell’ambito della Fiera del libro della Romagna organizzata dalla casa editrice Historica.
Chiara, le tue pagine autobiografiche ti mettono a nudo. Quelle lettere scritte nel 2010 e poi copiate e riscritte sono indirizzate al tuo primo amore, destinatario di un sentimento mai consumato davvero. Oggi hai un compagno, sei mamma. Nessuna paura?
“Assolutamente no. Quando, in un momento cruciale e decisivo della mia vita, ho ripreso in mano quelle lettere, pensavo di provocare un po’ di tensioni. Ma quando il mio compagno le ha lette, mi ha detto di andare avanti. Si capisce benissimo, in quelle parole, che parlo del passato. E del passato non dobbiamo mai avere vergogna: ci apparterrà sempre. I ricordi non possono essere cancellati. L’importante è non mischiare il passato con il presente”.
Perché un vecchio amore può tornare una sorta di confidente, anche se solo immaginario, in un periodo di forti cambiamenti e importanti decisioni?
“Perché è una coccola mentale. Quella storia risale al 1991, quando ero giovanissima. Quell’uomo l’ho sentito solo qualche volta via chat, mentre ribattevo le lettere. Nulla di più: il libro finisce quando mi congedo da lui, sempre idealmente, e riprendo in mano i miei progetti”.

Chiara Dall'Ara
Chiara Dall’Ara

Ha saputo del libro?
“Sì, gliel’ho detto. Ed è rimasto piacevolmente sorpreso. Lui ha una famiglia, dei figli. Anche io ho una famiglia. Non sarebbe stata mia intenzione incontrarlo, anche per proteggermi. Ma l’anima non cambia: se una persona è stata importante, lo rimarrà a vita”.
Scrivere è anche terapeutico: immaginare di rivolgersi a una persona fisica e non alla classica amica immaginaria, cambia la percezione delle cose?
“Sì, non è un diario e basta. Le proprie delusioni, frustrazioni, i propri pensieri e i propri dubbi è come se venissero condivisi con qualcuno che c’è, o almeno c’è stato. Anche se quelle lettere non sono mai state spedite e, quindi, non hanno mai ricevuto una risposta”.
Qualche critica?
“Ancora no ma alcuni di quelli che leggeranno il libro penseranno che io abbia tradito il mio compagno o che non lo ami più. Nulla di tutto ciò: è molto intimo quello che scrivo ma credo che non ci sia nulla di male a conservare per bene un ricordo. Quando scrivevo quelle lettere, mi succedeva che i sentimenti mi scoppiassero nel petto la mattina, magari mentre andavo al lavoro. Una cosa da non censurare, secondo me”.
Nella vita ti occupi di manuali e documentazione tecnica: questo affossa o scatena la scrittura creativa?
“A me la scatena. Ho sempre voglia di raccontare, narrare, dare sfogo agli stati d’animo. Ora mi sto cimentando con la poesia”.

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