bambino autismoA scuola si annoiano facilmente, si isolano perché si sentono incompresi, faticano a gestire le proprie emozioni. Non si tratta di bambini patologici, ma plusdotati, che a scuola possono andare benissimo ma anche chiudersi in se stessi e sviluppare i loro interessi al di fuori, non brillando poi in classe. Sono in 400.000 in Italia e di loro si parlerà il 18 ottobre a Roma nel seminario promosso dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) sui ‘Bambini plusdotati. Una risorsa non un problema’.

L’IdO ha attivato un ‘Laboratorio per bambini plusdotati’, in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia (Unipv), per formalizzare un’attività che svolge da tempo a causa di un’elevata richiesta di aiuto proveniente dalle famiglie e dai docenti.

“I minori plusdotati sono delle Ferrari in un corpo da cinquecento – spiega la direttrice di Labtalento Maria Assunta Zanetti – hanno una grande testa e una sensibilità spiccata per le tematiche sociali, vivono i problemi del mondo in modo intenso, ma sono imprigionati in un corpo di un bambino che, come tale, necessita di giocare. E il non riconoscimento può creare un percorso disfunzionale. Rispetto ai loro coetanei i soggetti plusdotati sono più avanti del 30% in molte aree già prima della scolarizzazione, tranne che per lo sviluppo motorio. Inoltre, il 20% di questi minori brillanti è affetto da ‘perfezionismo cattivo’ o disfunzionale, ovvero vive in una ricerca esasperata della perfezione che porta con sé insoddisfazione, frustrazione e stress”.

“E’ necessario fare formazione, per non etichettare gli alunni, e lavorare sulla dimensione emotiva, relazionale e creativa. Mettere in atto misure educative in ambito scolastico ed extrascolastico fornendo alle famiglie strumenti di supporto. I bambini plusdotati sono isolati perché non hanno pari, ed è decisivo il ruolo dell’insegnante, chiamato a identificarli. Lavorando su modelli cooperativi si possono avere ricadute positive sulla classe”.