Mamme guerriere tra lavoro e famiglia. E lo Stato non aiuta

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Lavoro e famiglia, un sogno impossibile? La spinosa questione viene affrontata, con dati e testimonianze alla mano, da due libri: ‘Conciliare lavoro e famiglia’ di Chiara Saraceno e Manuela Naldini (Il Mulino) e ‘Guerriere’ di Elisabetta Ambrosi, blogger de Il Fatto Quotidiano, dedicato alla battaglia quotidiana che devono affrontare in Italia le mamme che lavorano. Il volume, edito da Chiarelettere, dipinge un quadro della situazione occupazionale femminile allarmante, con donne che si trovano a fare i conti, più degli uomini, con contratti atipici, collaborazioni a progetto, partite Iva. “Ma come si fa a fare un figlio, che ha bisogni a tempo indeterminato, se il contratto è a tempo determinato?”, spiega Maura, traduttrice libera professionista, una figlia piccola, al Fatto Quotodiano. “In gravidanza ho preso un una tantum ridicolo, mentre quando mi sono fratturata il bacino in un incidente con il motorino sono rimasta a casa, senza guadagnare nulla, perché noi lavoratori autonomi non abbiamo né malattia né tutele di altro tipo. Anzi, lo stato ci considera evasori, e il governo non ci ha concesso neanche gli 80 euro”.

L’aut aut “o lavoro o faccio un figlio” è quanto mai attuale: secondo l’Istat, dal 2005 al 2013 è salita dal 18,4 al 22,3 la percentuale di donne che, a distanza di due anni dal parto, ancora non lavora. Dopo la gravidanza, insomma, molte donne restano senza occupazione e si sentono scoraggiate a riprendere l’attività. Tuttavia, oggi per una famiglia con un solo reddito è quasi impossibile condurre una vita dignitosa. Il mercato offre risposte in termini di servizi, nidi in primis, ma sono soprattutto i privati a fare le loro proposte: i nidi pubblici sono pochi, pochissimi, e strapieni. Ma anche quando ci sono e, miracolosamente, si potrebbe anche trovare posto, il costo può arrivare anche a 500 euro, praticamente come uno privato.

Inoltre, il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e 49 anni, in particolare tra le mamme immigrate, è sceso. Cifre che fanno sì che il nostro paese rimanga fermo al 46,5% di occupazione femminile – nel caso delle madri lavora una su due nel centronord, una su tre al sud – contro il 66% e il 60% di Gran Bretagna e Francia.

Alcuni problemi vengono risolti, parzialmente, facendo ricorso al lavoro part-time oppure, chi ha la fortuna di avercela, alla rete familiare. I nonni, insomma, si rivelano il vero welfare italiano. Ma chi non ha più i genitori, oppure li ha ma sono troppo anziani, o malati? O semplicemente i nonni, dopo una vita di lavoro e fatica, hanno il desiderio di godersene i frutti?

Al momento in Italia l’unica cosa che sembra davvero funzionare bene è la retorica, mentre alcuni interventi pratici – le 24 ore (!) di congedo di paternità obbligatorio introdotte dalla Fornero – sembrano tirati fuori da una barzelletta.

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