frontespizioStare seduti, vedere le luci che si spengono e il sipario che si apre, ascoltare le battute degli attori e le musiche, osservare le scenografie. Lo si può fare prima ancora di iniziare a parlare. Artebebè, la rassegna di teatro organizzata dalla Drammatico Vegetale, si rivolge infatti ad un pubblico di piccolissimi, a partire dai 18 mesi di età. Il prossimo spettacolo, prodotto proprio dalla compagnia ravennate, è in programma sabato 10 maggio alle 17 al Salone Estense della Rocca di Lugo: si intitola “Uno, due, tre…” e se dovesse seguire la tendenza dei primi due andati in scena sabato scorso a Lugo e ieri al Rasi di Ravenna, registrerà il tutto esaurito. Un risultato che abbiamo fatto commentare a Pietro Fenati, attore della compagnia.
Pietro, Artebebè è alla quinta edizione: quali risultati avete registrato?
“I riscontri sono ottimi, anche nel fine settimana appena passato alcune famiglie sono rimaste fuori. Segno che la sensibilità c’è”.
Quanto è importante iniziare ad andare a teatro da piccoli?
“Lo è per due motivi. Primo, perché si viene educati al teatro come forma espressiva. Secondo, perché il teatro diventa un’occasione di socializzazione per le famiglie, un modo per incontrarsi, stare insieme, condividere gli stessi interessi. Il teatro unisce, evita l’isolamento”.

La Drammatico Vegetale in scena
La Drammatico Vegetale in scena

Quei bambini saranno gli spettatori di domani?
“Lo speriamo, anche se non possiamo dirlo con esattezza. Certo è che il teatro, come l’arte in generale, arricchisce il patrimonio di vita, fa fare esperienza. Sta qui il suo valore”.
Quanto è difficile, però, tenere in piedi una rassegna del genere in un momento così difficile per la cultura e l’economia in generale?
“Lo è moltissimo. Il nostro piccolo festival è finanziato quasi completamente con risorse private e in questo momento reperirle è complesso, senza contare che anche le famiglie sono portate a risparmiare. Con finanziamenti risicati siamo costretti a fare delle scelte: noi abbiamo optato per ridurre la quantità a favore della qualità”.
L’offerta di livello c’è? O è complesso pure trovare compagnie che producono spettacoli per la primissima infanzia?
“Rispetto ad altre fasce d’età l’offerta è più limitata, ecco perché ogni anno ospitiamo almeno una compagnia dall’estero. Ma se si tengono gli occhi e la mente aperta, le produzioni che ci interessano si trovano eccome”.
In Italia c’è abbastanza terreno fertile?
“Non ci possiamo lamentare, anche se Paesi come la Francia hanno una tradizione più longeva. Hanno iniziato a sperimentare le arti per la primissima infanzia molto prima e quindi anche gli investimenti in questa fascia di età sono maggiori”.