Disagio: cena gratis per due al Bistrò San Giorgio. E arrivano anche le mamme (grazie ad una mamma)

marina andena
Marina Andena e il figlio Davide

Sarà che ha avuto un’educazione cattolica, che in una scuola cattolica per dieci anni ci ha pure lavorato. O forse, il motivo, sta solo nella sua sensibilità. Fatto sta che Marina Andena, titolare del Bistrò San Giorgio di Ravenna (via Agnello), quando nell’ottobre scorso ha avviato l’attività insieme al figlio ventenne Davide, ha sentito subito l’esigenza di fare qualcosa di più. Così ha preso su il telefono e ha contattato i servizi sociali. “Mamma Carla”, ovvero Carla Suprani del dormitorio Re dei Girgenti, è rimasta subito entusiasta. E il progetto che Marina aveva in testa non ha trovato ostacoli: “Tutte le sere di apertura del locale, dal mercoledì alla domenica, mettiamo a disposizione un tavolo e una cena gratis per due persone seguite dai servizi. Abbiamo inaugurato l’iniziativa il giorno della festa della donna e come ospiti sono arrivate una mamma con la figlia”.

Non è stata l’unica volta in cui una mamma disagiata ha cenato al Bistrò: “Avendo lavorato nel mondo della scuola – prosegue Marina – sono molto attenta ai problemi delle famiglie. Quelli che soffrono di più sono i bambini. Gli adulti in qualche modo si organizzano. I piccoli no: sono sempre messi di fronte al mondo che sono costretti a vivere, che perde il confronto con quello che appartiene ai coetanei più fortunati“. Quello della ristoratrice, non a caso, non è un servizio ad uso e consumo: “Spesso il problema di chi varca la porta del nostro locale non ha solo a che fare con la necessità di accaparrarsi un pasto caldo. Le persone che ci vengono inviate hanno più spesso bisogno di un consiglio, di fare due chiacchiere, di una battuta, di una risata. E siccome il nostro è un bistrò, dove lo spirito è quello di parlare e raccontarsi sulla soglia o mentre si mangia, cerchiamo di offrire anche questa parte: molti all’inizio sono scettici, c’è tanto imbarazzo da parte di chi soffre ad aprirsi. Ma basta poco per farli sciogliere”.

Questo spirito spiega il perché Marina non ha voluto optare per altri tipi di aiuto, come la consegna ai servizi delle buste di cibo avanzato: “Mi interessava molto di più poter avere un rapporto, anche se minimo, con chi ha bisogno. Non importa se giovani, anziani, italiani, stranieri, uomini o donne”. Il più titubante, all’inizio, è stato forse proprio il figlio di Marina, Davide: “Era entusiasta della mia idea ma aveva una gran paura. La questione del disagio sociale è delicata, non sapevamo bene come muoverci, il rischio era turbare degli equilibri, mettere il disagio in vetrina, fare il passo più lungo della gamba”. Invece no. Il progetto sta funzionando. Le persone segnalate si presentano ogni sera con la lettera di accompagnamento e Marina sa per filo e per segno se ci sono intolleranze alimentari o convinzioni religiosi di cui tenere conto: “Anche se in teoria dovremmo smaltire il cibo rimasto dal pranzo, la scelta che diamo equivale in sostanza a quella del menù”.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g