Ragazze alla pari: anche nelle città piccole, anche e soprattutto tra famiglie tutto meno che facoltose, torna attuale l’au pair. Per dare la possibilità ai propri figli di imparare una lingua straniera, per avere una persona sempre disponibile in casa e non dover ricorrere a nonni, centri estivi, baby sitter alcune famiglie scelgono di affidarsi per un periodo più o meno lungo a ragazze straniere.

A Ravenna Elizabeth Ponzio ha optato quest’anno per la prima volta per la ragazza alla pari. Lavoratrice a tempo pieno, mamma di due bambini di cinque e undici anni, si è affidata ad una ragazza inglese di 21 anni che è rimasta a casa della sua famiglia per un mese: “La mia paura era legata più alla presenza di una persona estranea in casa che alle eventuali difficoltà relazionali sue o dei miei figli. Ma i timori miei e del mio compagno si sono rivelati infondati: la ragazza si è inserita molto bene, mostrandosi da subito molto elastica sia sull’orario di lavoro, che era stato quantificato in otto ore al giorno, sia sul rapporto con noi. In certi fine settimana è uscita da sola o con altre ragazze alla pari, altre volte è rimasta con noi. L’abbiamo portata alle Saline di Cervia, a Venezia. Era una di casa”.
Anche i bambini si sono trovati benissimo: “Per loro è stata un’esperienza meravigliosa. Nicolò, il grande, già si butta a comporre frasi in inglese, anche se fa errori ci prova. Anita, la piccola, dice diverse parole”. Fortuna? Non solo: “Per diverso tempo, nei mesi scorsi, abbiamo parlato su Skype con la nostra ragazza alla pari. Dopo averla selezionata sul sito, abbiamo chiacchierato, ci siamo confrontati. E l’impressione che abbiamo avuto da subito, quella di una ragazza semplice, è stata confermata”.
Senza contare il risparmio economico: “Avevamo concordato 320 euro al mese per otto ore al giorno, più vitto e alloggio. Ma alla fine la nostra ragazza ne ha voluti solo 250. Se avessi iscritto entrambi i miei figli ad un centro estivo, ne avrei spesi il triplo”.
Per un’altra mamma di Ravenna, Francesca Piccini, questa è la seconda estate “au pair”: l’anno scorso una ragazza polacca ha tenuto i suoi due bambini, che oggi hanno cinque e sette anni, per due mesi e mezzo. Da un paio di giorni, a casa loro, è arrivata una ragazza tedesca che resterà per quasi due mesi. “Abbiamo fatto questa scelta sia perché è vantaggiosa in termini economici, sia perché ci piaceva l’idea dello scambio culturale. L’anno scorso la prima settimana è stata un po’ difficoltosa perché la ragazza non conosceva nemmeno una parola d’italiano ma i bambini si sono ingegnati fin da subito per capirla”. Il marito di Francesca, forse più di lei, era scettico ma ben presto si è convinto: “L’ostacolo mentale più grosso è l’idea che una persona che non conosci si insedi da un giorno all’altro a casa tua. Alla lunga diventa pesante ma l’estate aiuta, visto che si sta quasi sempre fuori”.
Allora, liberate le menti dai pregiudizi, non resta che lanciarsi. Con un’unica clausola, a questo punto: avere una stanza da letto in più.
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