Problemi cardiologici nei bambini. Il medico: “Difficilmente diagnosticabili”

Una bambina di dieci anni è stata colpita da infarto ieri vicino ad una scuola media a Roma. Pare che avesse una malformazione congenita. Un caso che accende la riflessione sulla terribile e per fortuna rara rima bambini-problemi cardiologici. Si possono prevenire? Si possono diagnosticare anomalie prima che sia troppo tardi? Ce lo spiega Marcello Galvani, primario di Cardiologia all’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì.
Dottore, un genitore dovrebbe far visitare i figli, ad un certa età, da un cardiologo?
“C’è stata una notevole discussione sul fatto che ai bambini debba essere fatto un elettrocardiogramma per scoprire eventuali alterazioni che predisporrebbero a morte improvvisa. Il problema è che uno screening avrebbe grossi limiti: il numero di positivi sarebbe molto più alto di chi effettivamente ha la malattia. Risulta difficilissimo trovare un valore limite che discrimina chi è malato da chi non lo è”.
Fare accertamenti cardiologici a tappeto è quindi fuorviante?
“Assolutamente sì. Causerebbe solo ansie, preoccupazioni e costi inutili”.
Qual è l’alternativa?
“Che il pediatria sia attento ad alterazioni, sintomi e proceda ad accertamenti”.
Non è detto, però, che i sintomi ci siano…
“Purtroppo sì. Ma gli episodi, per quanto terribili, nella stragrande maggioranza non sono prevenibili. La fortuna è che sono estremamente rari, si parla di meno di un caso su diversi milioni di abitanti”.
‘Prevenzione’, quindi, in questi casi è una parola vuota?
“Non del tutto. A Forlì, per esempio, i neonati vengono visitati dal cardiologo, qualche anomalia la si può già riscontrare in quella fase. Non tutti gli ospedali, però, lo fanno”.
Le sono mai capitati bambini con problemi del genere?
“Se per bambino intendiamo un ragazzino di 14 anni, sì. Mi è capitato un arresto di cuore che ha reso necessaria la rianimazione”.

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