Se la volontà del neoministro per l’Integrazione Cecile Kyenge diventasse realtà, circa 10mila bambini nati da almeno un genitore straniero, nella sola Emilia-Romagna diventerebbero automaticamente italiani. Sono in tutto 80mila in Italia i potenziali destinatari della proposta di legge che sta facendo discutere in questi giorni e che dovrebbe sostituire al principio dello ius sanguinis quello dello ius soli.

Ieri si è espresso in maniera favorevole Vincenzo Spadafora, presidente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha fatto notare come un quinto dei bambini nasce oggi in Italia da almeno un genitore straniero e quasi un milione di ragazzi di origine straniera frequenta le nostre scuole, ovvero l’8,5% della popolazione scolastica.
L’Emilia-Romagna, facendo alcune previsioni, risulterebbe la terza regione in Italia a vedere applicato il nuovo principio. Stando ai dati del 2011, gli ultimi disponibili, sarebbe la Lombardia a registrare il maggiore impatto: è lì che si concentrano oltre un quarto delle nascite da mamme e papà stranieri. Al secondo posto il Veneto con il 12,7% delle nascite totali e poi l’Emilia-Romagna con il 12,3% delle nascite.

Secondo i calcoli dell’Istat, il 72% degli italiani è favorevole a considerare le cosiddette seconde generazioni alla stregua dei figli dei connazionali, e quindi approverebbe il riconoscimento della cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori di un altro Paese.
Ma la politica si interroga e avanza l’idea di Scelta civica di uno ius soli temperato e di uno ius culturae che conceda la cittadinanza solo dopo una apposita formazione conclusa in Italia.