Ciao Mennea, il tuo è lo sport che vorremmo insegnare ai nostri figli!

E’ morto, a sessant’anni, Pietro Paolo Mennea, fuoriclasse unico, forse il più grande atleta italiano di tutti i tempi e uomo vero. Campione olimpico e primatista mondiale dei 200 metri per quasi vent’anni con un tempo, 19”72, che pareva roba da marziani. E invece era tutta farina del suo sacco, senza robacce chimiche. Perché Mennea è stato e rimarrà il simbolo di uno sport pulito, senza doping, dove prevalgono il talento e i sacrifici. La natura gli aveva dato il primo e lui non lesinava sui secondi. Non solo per gli allenamenti massacranti, che ancora oggi certi tecnici non si spiegano come facesse con quel fisichino (visto che i muscoli anabolizzati non servono?): essere nato a Barletta da una famiglia di umili origini, ma con grande dignità, non lo ha certo aiutato.

Egli stesso dopo il record del mondo del ’79 ebbe a ricordare: “Visto di che cosa è capace un ragazzo del Sud senza neanche un posto dove allenarsi?”.

Mennea è stato un uomo che ragionava come correva: velocemente, prima degli altri. A fine carriera ha preso una vagonata di lauree, è diventato professore e avvocato ma i vertici dello sport italiano lo hanno un po’ snobbato. “Colpa” della sua intelligenza e della sua onestà, doti sempre poco apprezzate da certi burocrati.
Il suo esempio non si perderà: Mennea rappresenta lo sport che vorremmo insegnare ai nostri figli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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