Caso critico di apnee notturne: l’ospedale di Forlì guarisce bimbo di 11 anni

Fine delle apnee, fine delle paure per mamma e papà. Il piccolo Pierre, un bimbo romano di undici anni, può finalmente tornare a dormire sonni tranquilli grazie all’intervento congiunto dell’equipe di chirurgia robotica dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Claudio Vicini, e del team di Anestesia e Rianimazione, diretta dal dott. Giorgio Gambale, entrambe del Morgagni Pierantoni di Forlì. I problemi del bambino, operato nei giorni scorsi, erano provocati da tonsille linguari abnormi che, dall’età di 7 anni, gli hanno procato gravi difficoltà respiratorie. Si tratta della seconda operazione di chirurgia robotica pediatrica in Italia, dopo quella effettuata, qualche tempo fa, sempre a Forlì, per giunta senza ricorso alla tracheostomia, eccessivamente invasiva a quell’età.

“Se siamo riusciti a ottenere simili risultati – commenta il professor Vicini – il merito è di tutti i professionisti coinvolti, dai chirurghi agli anestesisti, dai rianimatori al personale infermieristico, in grado di cooperare all’interno di un percorso la cui efficienza è misurata proprio dalla capacità di dare esiti qualitativi elevati in presenza di patologie complesse”. Al piccolo paziente, infatti, sono stati rimossi ben 25 cc di tessuto linfatico. “Nel bambino le sindromi da apnee ostruttive del sonno sono frequenti, ma non in questi termini: qui ci siamo trovati davanti a una situazione estrema – prosegue Vicini –. Al di là dell’aspetto tecnologico legato all’impiego del robot, il dato innovativo e interessante è che l’intera operazione è stata condotta senza dover ricorrere a tracheostomia, la quale sarebbe risultata particolarmente invasiva e, trattandosi di un paziente pediatrico, avrebbe comportato non pochi rischi per potenziali esiti, soprattutto a distanza”.

Se negli adulti si ricorre spesso a tale tecnica, consistente nell’incisione della trachea per consentire l’inserimento di una cannula necessaria a consentire la respirazione durante e dopo (per qualche giorno) l’intervento, nei bambini tale procedura può, alla luce del rapporto costo/beneficio, non essere giustificata.

“Si corre il pericolo di generare stenosi e danni permanenti alla trachea, con residue, eventuali, difficoltà respiratorie – conferma il dottor Gambale –. Per ovviare a tutto ciò, il bambino è stato intubato durante e, per alcune ore, dopo l’intervento, con un monitoraggio costante e minuzioso della condizione faringo-laringea, mediante strumenti di videoendoscopia, per essere, infine, felicemente estubato. Spiegato così può apparire un procedimento semplice, in realtà richiede una stretta interazione, e una visione comune e condivisa, fra i diversi professionisti, medici ed infermieri, coinvolti”. Il percorso chirurgico, all’interno dell’ospedale “Moragni-Pierantoni”, d’altronde, è ormai un ingranaggio ben oliato, e proprio la perfetta sinergia di tutte le diverse fasi è alla base di risultati importanti come quello conseguito in questo caso.

Il paziente ha avuto un ottimo decorso post-operatorio, tornerà in ospedale solo per una visita di controllo. Soddisfatti anche i genitori di Pierre. “Non riusciamo ancora a crederci – commentano – nostro figlio ha avuto difficoltà respiratorie sin dai primi mesi di vita: a 17 mesi gli sono state tolte le tonsille adenoidi e, a 4 anni, ha dovuto ripetere tale intervento perché erano già ricresciute”. Quando a 7 anni si sono nuovamente ripresentate apnee e crisi respiratorie, si è pensato che la causa fossero ancora le adenoidi, invece, si è scoperto che il problema era un raro accumulo di tessuto linfatico nella base lingua.

“Prima respirava malissimo, faticava a dormire e russava al punto che lo sentivamo dall’altra parte della casa, inoltre non poteva correre perché andava subito in affanno. Adesso sta bene, e ha cambiato persino tono di voce”. L’unico rammarico è che il figlio si sia dovuto operare due volte prima di approdare a Forlì.

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