Sono nove mesi che aspettate di stringere tra le braccia il vostro bambino. Magari, erano anni che lo desideravate. Oggi, fidatevi, non è il giorno giusto per farlo nascere. Eccetto che per le urgenze garantite (tranquille, se arrivate in ospedale con le acque rotte o con le doglie non vi rimanderanno a casa), le sale parto sono in sciopero.
Quali saranno i disagi lo scopriremo solo nel corso della giornata, di sicuro tutti i parti che era possibile programmare sono stati spostati. Lo stesso vale per ambulatori ostetrici extra ospedalieri e consultori.
Lo sciopero, infatti, è indetto dalle principali associazioni di categoria: Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi), Società italiana di ginecologia (Sigo), Associazione ginecologi universitari (Agui), Federazione sindacale medici dirigenti (Fesmed), Associazione ginecologi territoriali (Agite), Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica e metodologie biofisiche (Sieog) e Associazione italiana di ostetricia (Aio).
La protesta punta il dito contro i tagli della spending review e delle altre manovre finanziarie degli ultimi anni, che secondo i sindacati stanno mettendo in ginocchio l’assistenza sanitaria anche in settori chiave come quello del ‘percorso nascita’.
Con l’avvicinarsi delle elezioni, le richieste sono ben chiare: “La certezza del finanziamento per la sanità; l’impegno ad applicare immediatamente la riforma dei punti nascita, approvata ormai due anni fa; la garanzia di misure cogenti sulla responsabilità professionale in sanità”.
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