L’ipotesi della privatizzazione dei nidi comunali “Il Bruco Verde” e “Il Cerchio Magico” che aleggia in questi mesi a Rimini sta creando parecchia polemica sia tra i genitori, preoccupati per la continuità educativa e la qualità, sia tra le educatrici assunte dall’Asp Valloni che gestisce i due servizi. Domenica scorsa l’assemblea organizzata a Palazzo del Podestà ha visto una partecipazione molto numerosa. E sono proprio le educatrici del Bruco Verde, ora che risposte certe da parte del Comune tardano ad arrivare, a dire la loro. Il gruppo, composto da sei persone, è preoccupatissimo per il futuro: “Le due strutture sono state realizzate grazie alla tassa di scopo pagata dai cittadini riminesi. Noi educatrici abbiamo passato il concorso comunale nel 2008, ci avrebbero dovuto assumere a tempo indeterminato. Invece ci siamo ritrovate a lavorare per l’Asp con la stessa garanzia di stipendio, è vero, ma con un monte ore più elevato e lavorando d’estate”.
Compromesso accettabile se non fosse per l’incertezza che regna adesso: “Da settembre prossimo con molta probabilità resteremo a casa. Ci hanno detto di guardarci intorno. Dall’ipotesi di avere il posto fisso, ci ritroveremo disoccupate. Siamo state illuse due volte”. E il problema riguarda anche la qualità dei due servizi: se dovessero passare ad una cooperativa, quindi ad un privato, le educatrici non avrebbero alcuna sicurezza di essere assunte. “Eppure – raccontano – siamo qualificate, abbiamo vinto un concorso, abbiamo fatto una formazione importante con un professore di Firenze. Non solo: questi nidi li abbiamo aperti da sole, un lavoro che adesso non ci viene riconosciuto”. E a solidarizzare con il gruppo è un’educatrice del Comune a tempo indeterminato, Silvia Pieraferri: “Io sono stata precaria per più di dieci anni, conosco questi problemi. E’ vergognoso che siano state raccontate molte bugie a queste educatrici che dovrebbero avere lo stesso trattamento di noi dipendenti comunali”.
E sul tema è attiva anche Maria Luisa Ciurlia, che ha due figli di 22 e 7 anni e ha usufruito a suo tempo dei servizi educativi pubblici: “A Rimini esiste un sistema consolidato, radicato e di altissima qualità. Non vedo perché andare ad intaccare qualcosa che funziona benissimo. La mia esperienza è stata ottima: il metodo didattico è eccezionale. Una giunta di sinistra non dovrebbe nemmeno pensare di mandarlo all’aria”. E la solidarietà con le insegnanti che rischiano il posto è massima: “Nel pubblico le maestre hanno ancora, per fortuna, determinate garanzie. Nel privato a volte gli stipendi sono al limite della dignità. Una maestra che guadagna 500 euro al mese come può lavorare bene con i bambini?”.
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Commenti:
OTTIMO
preciso nel privato le educatrici prendono 1000 euro al mese.
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