I vostri figli sanno che cos’è una caveja? Lo scopriranno a Savarna

Chi ha i nonni che vivono in campagna, forse l’avrà vista. Altri ne avranno sentito i racconti. Per la maggior parte dei bambini, con tutta probabilità, la parola caveja è incomprensibile. Eppure resta un simbolo della Romagna contadina. Vanda Budini, ricercatrice, cultrice della storia locale, maestra e ispettore archeologico, nonché consigliere dell’associazione Friedrich Schürr, in occasione dei Lòm a Merz terrà un laboratorio per bambini dedicato proprio all’asta d’acciaio decorata con anelli e immagini allegoriche che veniva piantata nell’aratro. L’appuntamento è sabato 2 marzo dalle 14,30 alle 16,30 al Museo Etnografico Sgurì di Savarna (via Orsini, 4).
Vanda, quale obiettivo ha il vostro laboratorio?
“Riconnettere i bambini al passato. Non solo per mostrare loro la tradizione agricola delle nostre zone ma per far capire che anche se le condizioni di vita e lavoro erano molto dure, erano animate da fantasie, superstizioni, leggende. Cose che ai bambini piacciono molto”.
Come proporrete la conoscenza della caveja?
“Dipenderà dall’età e dal numero dei bambini. In ogni caso, ci forniremo di lucidi con le pagelle, che erano le facce della caveja. Venivano collocate nel timone del carro, a ridosso del giogo. I bambini potranno eseguirle inventandosele”.
Il laboratorio è inserito nella mostra Caveja Cantaréna: di che cosa si tratta?
“Un cospicuo gruppo di collezionisti ci ha prestato più di 150 caveje. Abbiamo realizzato un catalogo e uno studio sul loro significato. I bambini saranno affascinati quando capiranno che si trattava di un mascherone che scacciava via gli spiriti cattivi”.

Info 0544 533609

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