“Il ciuccio? Mamma, lo abbandono senza che mi convinci tu”

Questa volta “keep calm” dovrebbe forse dirlo la pargola. La questione ciuccio, infatti, ha deciso di risolverla in tutta autonomia, senza preavviso e con una risolutezza che mai avrei immaginato.
E’ vero che è arrivata a quattro anni senza che nessun adulto le abbia mai impedito di utilizzarlo per addormentarsi e auto-coccolarsi di notte.  E’ vero anche che di giorno le è stato imposto di mollarlo alla soglia del primo anno di vita. Altrettanto vero è che la soluzione definitiva del problema è stata procrastinata a data da destinarsi. Volevo provarci a dicembre chiamando in causa Babbo Natale ma la convinzione in cuor mio era davvero scarsa.
Di fronte alle illazioni di amici e conoscenti (“Ha ancora il ciuccio? Avresti dovuto preoccupartene prima”) e alle confortevoli rassicurazioni dei nonni (“E’ così brava, l’unico vizio che ha è quello. Fossi in te rimanderei”), non c’è stato giorno, da diversi mesi ad oggi, in cui non abbia riflettuto, anche solo per un nanosecondo, sul tema.
Avrei dovuto fare tesoro dei consigli di un’amica psicologa, mamma di due bambini: “Sarà lei a darti il segnale che è pronta, aspetta. Vedrai che non arriverà alle elementari con il ciuccio”. E così è andata. L’altra sera, in macchina, ha chiesto di potersi tagliare i capelli quasi a zero, come un compagno di asilo. Allora ho colto la palla al balzo: “Se regali il ciuccio alle fatine, domani andiamo dalla parrucchiera”. La sua reazione è stata a dir poco entusiasta. Ed è lì che ho ritrattato, per evitare di ritrovarmi una figlia stile Naziskin: “E se invece del taglio di capelli, tu chiedessi alle fatine un giocattolo meraviglioso, di quelli che desideri da molto?”. Detto, fatto. Ha ordinato il suo giocattolo, a casa ha fatto fagotto dei ciucci (nel sacchetto ha messo anche quelli vecchi, giusto per farla finita del tutto) e li ha posizionati sul terrazzo, pronti per essere ritirati dalle fatine.
La prima notte è passata indolore, la seconda pure. Non ha fatto più accenno al ciuccio, se non per definirlo “puzzolente e schifoso” (fino a due giorni fa era “profumato e goloso”). La preventivata crisi, insomma, non è arrivata. Oggi, stando alle previsioni, Amazon dovrebbe recapitare il tanto atteso pacco.
L’effetto placebo del regalo sarà duraturo?

 

 

 

 

 

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