“Diciotto tipi di pomodori? Una follia”. I consigli di Italo Graziani alle mamme moderne

“Lo diceva sempre Tonino Guerra. Non possiamo portarci dietro tutto. Bisogna avere l’intelligenza di capire quello che ha ancora un senso e quello che non ce l’ha”. Italo Graziani, presidente dell’associazione “Il lavoro dei contadini” che si occupa di non interrompere del tutto quello che esisteva prima della chimica, delle televisione e della meccanizzazione, ha il vizio di osservare le mamme. Tra un ricordo della sua infanzia e un consiglio prezioso per chi ha figli, ci regala qualche perla da conservare.
Italo, partiamo dall’alimentazione. Che cosa sbagliano le mamme?
“Qualche giorno fa ero in un centro commerciale. Tra la verdura c’erano diciotto tipi di pomodori, una follia. Le mamme, come tutti, li comprano. Ma non sanno che stanno facendo un disastro. L’alimentazione non può essere slegata dal criterio della stagionalità. Per non parlare dei succhi e delle merendine”.
Lei che cosa mangiava da piccolo?
“Sono stato svezzato con il pancotto, pane cucinato nell’acqua e condito con un filo d’olio. Quando toccò a mio fratello, ricordo che mia madre sentiva la temperatura di ogni cucchiaino, prima di darglielo. Anche questa mi sembra un’abitudine scomparsa”.
Quindi avrà orrore del latte artificiale…
“Abbastanza. Una volta esistevano le balie, un mestiere purtroppo scomparso. E per le mucche dalle quali veniva preso il latte per i neonati c’era una particolare attenzione. Dovevano essere nutrite bene o male sempre allo stesso modo, per non modificare la qualità e la consistenza del latte. Le diverse erbe fresche, infatti, potevano modificarne le caratteristiche”.
Quindi ci sta dicendo che tutto ciò che fa rima con passato è positivo?
“No, non necessariamente. Prendiamo il girello che veniva utilizzato per chi doveva imparare a camminare. Era pesantissimo, credo che arrivasse a venti chili. I bambini riuscivano a spostarlo in avanti ma non a girarsi, le ruote erano troppo rigide. Quando i genitori non potevano badare ai piccoli, se non c’era un fratello più grande a sbloccare il bambino, era una tragedia”.
E i pannolini, com’erano?
“C’erano due triangoli di stoffa, uno più grande e uno più piccolo. Poi un fazzoletto dove finivano gli escrementi. Quello veniva lavato, il resto invece non era necessario cambiarlo”.
Un ritorno al passato, secondo lei, garantisce una crescita migliore per i nostri figli?

“Goffredo Fofi, quando parla della sua infanzia tra alberi e animali, la definisce come paradiso terrestre. Non c’è immagine migliore. Oggi i bambini sono troppo impegnati, obbligati a frequentare corsi e palestre”.

Italo Graziani, presidente dell’associazione “Il lavoro dei contadini”

Secondo lei avrebbero voglia di fare altro?
“Sì. Qualche giorno fa in fiera a Forlì un mio caro amico ha portato un’incubatrice dove far nascere i pulcini. Mi è rimasto impresso un bambino al quale si sono illuminati gli occhi. Sorrideva contento. E’ un episodio che ci racconta come sia nei nostri cromosomi questo legame con la natura”.

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