Mamma 49enne malata di tumore al seno correrà la maratona di New York

Grazie al progetto “Move Your Life” dello Ior l’infermiera riccionese Monica Giunta sarà il 3 novembre nella Grande Mela. «A mio figlio ho detto che vincerò… la malattia»

A 47 anni ha scoperto di essere malata di un tumore al seno. Due anni dopo, grazie ad un progetto dello Ior, correrà la Maratona di New York. Lei si chiama Monica Giunta ed è un’infermiera di Riccione, 49 anni. Il 3 novembre sarà con altri due pazienti oncologici e una psicologa dell’Istituto nella Grande Mela per correre 42 chilometri. Un modo di reagire alla malattia e ricordare che la vita vale la pena di essere vissuta fino in fondo, anche nelle avversità peggiori.

Monica, dopo aver sofferto a 13 anni di un’emorragia cerebrale che l’ha costretta a un mese e mezzo di rianimazione e a una lunga riabilitazione, a 47 anni ha scoperto di soffrire di un tumore al seno. Dopo essersi sottoposta ad un’operazione di mastectomia e alle successive terapie, l’anno successivo durante un controllo le è stato diagnosticato un carcinoma anche all’altra mammella. «Per me è stata una sensazione molto strana, quella di vestire i panni del paziente – racconta – io sono sempre stata quella che prende la vena agli altri, non quella a cui vengono somministrate le medicine. In questo lungo e difficile percorso aver riscoperto la corsa mi ha aiutato molto: non solo per una questione fisica, ma anche psicologica. Ho preso parte infatti al progetto ‘Move Your Life’, grazie al quale ho conosciuto persone con cui si è creato un legame d’amicizia inossidabile: ancora oggi ci diamo ogni giorno il buongiorno e la buonanotte sul nostro gruppo WhatsApp».

D’altronde «per tanti anni ho detto ai miei pazienti che ne comprendevo le angosce, ma solo oggi che ho vissuto certe emozioni sulla mia pelle posso dire che non era vero: solo chi le prova in prima persona può capirlo. Quando mi hanno detto che sarei andata a New York, non ci potevo credere. Mio figlio Jacopo mi ha addirittura chiesto se vincerò: io gli ho risposto ‘sì, ma la malattia!’. Non ho mai corso 42 chilometri ma so che gli atleti del dottore Rosa hanno sempre tagliato il traguardo e non voglio essere certo io la prima a fare brutta figura».

Il dottor Gabriele Rosa è un po’ l’angelo custode di questi atleti. Medico cardiologo, è probabilmente l’allenatore di atletica più titolato al mondo. Il suo palmares conta nove record del mondo, 19 medaglie olimpiche, 20 medaglie d’oro ai Mondiali, 49 maratone del circuito top 6 conquistati. La sua equipe ogni anno si occupa non solo della preparazione di professionisti della corsa ma  ma anche di atleti speciali, di cui i pazienti oncologici romagnoli rappresentano solo una piccola parte: parteciperanno alla spedizione anche i pazienti affetti da sclerosi multipla dell’Associazione Sevuoipuoi; le persone affette da Parkinson della Parkinson&Sport; i giovani della comunità di San Patrignano; e gli ospiti della Cooperativa Sociale Download – Albergo etico.

«Si tratta -spiega il dottor Rosa – di un’esperienza con un impatto psico-fisico molto importante, che li permette non solo di maturare una nuova consapevolezza nei propri mezzi e di affrontare con rinnovata determinazione il problema di cui soffrono, ma che li porta a diventare un esempio per chiunque si trova nella medesima situazione. L’esperienza che vivono questi ragazzi a New York, poi, è indescrivibile: partono assieme a 50.000 persone e lungo il percorso ci sono milioni di americani che imparano il tuo nome e ti incitano a non mollare. Quando i nostri atleti tagliano il traguardo non sono più le stesse persone che erano alla partenza. Il nostro obiettivo non è quello di fargli vivere un’esperienza faticosa, stressante, ma far capire loro che anche con una patologia non ancora risolta e invalidante come un tumore, si possa portare avanti un’attività motoria e, soprattutto, prefiggersi grandi traguardi».

Con Monica ci saranno altri due pazienti romagnoli: il riccionese Valter Marcelli e il riminese – da 15 anni residente a Ravenna – Cristian Galli e la psicologa Elisa Ruggeri.

Galli è sposato, due figli di 13 e 10 anni, ha scoperto di soffrire di un carcinoma polmonare tre anni e mezzo fa. «Mi ero accorto di soffrire di disturbi all’occhio destro – spiega – ma non mi sarei mai immaginato che quell’anomalia al campo visivo si rivelasse poi essere una metastasi. Ho sposato un protocollo sperimentale di terapia a bersaglio molecolare presso l’IRST di Meldola: devo prendere pastiglie tutti i giorni e farmi controlli una volta al mese. Dopo un iniziale periodo in cui il tumore dava segni di regressione, ora sembra essersi arrestato: quanto basta per poter prendere parte a questo splendido progetto. Nel periodo successivo alla diagnosi, nonostante sia sempre stato uno sportivo, avevo cessato la mia attività: ma da quando sto meglio ho ripreso piano piano a muovermi, e ho notato come anche gli effetti collaterali delle terapie siano meno pesanti. Sono felicissimo ed emozionato di poter provare le sensazioni della Maratona di New York:mi sono approcciato al running da poco, seguendo l’esempio di Leonardo Cenci, ma non ho mai fatto 42 km in vita mia. Sono comunque tranquillo perché abbiamo un preparatore che ci segue: quel giorno non guarderò il cronometro ma farò la mia corsa per riuscire a tagliare il traguardo e dimostrare a me stesso e agli altri di potercela fare. La vita è bella, bisogna viverla al massimo finché ne abbiamo la possibilità: spero che questo messaggio arrivi anche ai miei “colleghi” a Meldola, che ogni giorno come me lottano contro questo terribile male».

Marcelli è l’unico ad aver già corso una maratona: riccionese, 52 anni, ha scoperto nel 2013 di soffrire di una neoplasia all’intestino, che ha dato anche metastasi al peritoneo. Dopo che la chemioterapia ha scatenato effetti collaterali intollerabili, da qualche anno affronta un protocollo sperimentale di immunoterapia presso Modena che gli ha permesso di approcciarsi nuovamente alla amata corsa, anche grazie al progetto ‘Move Your Life’ dello IOR. «Per me il running è una medicina per il fisico e per l’anima: nei periodi in cui ero troppo debole per allenarmi ho notato che i momenti di scoramento aumentavano, e rischiavano di sfociare in una vera e propria depressione. La Maratona di New York sarà una grande festa: anche se probabilmente sono più preparato degli altri ad affrontare certe distanze sarà un piacere per me partire assieme a tutti i ragazzi seguiti dal dottor Rosa. Dopodiché ognuno farà corsa a sé, col proprio passo: ma davvero l’obiettivo, per tutti noi, è quello di tagliare il traguardo e goderci una splendida esperienza assieme ad altri 50.000 runners e a tutte le persone che quel giorno si fermeranno a fare il tifo e a gridare il nostro nome. Essere seguito da un preparatore che questa corsa l’ha già vinta 11 volte è uno stimolo ulteriore per un appassionato come me: non vedo l’ora che arrivi il 3 novembre».

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