Marina Mannucci, dalla scuola alla scrittura: “Parlo degli altri, parlo d’amore”

Marina Mannucci

L’aveva nel cassetto da un paio d’anni. Da quando le era venuta voglia di riprendersi la Sicilia che non l’ha vista crescere ma dove ha vissuto per un po’, da bambina. Marina Mannucci, a Ravenna, è conosciuta per molte cose: per avere coordinato il progetto del nido aziendale della Domus Nova, per aver gestito per anni la scuola materna e il doposcuola “Il Girotondo”. Ma anche, più avanti nel tempo, per essersi impegnata come volontaria per Avvocato di strada e con il comitato “Rompere il silenzio”, sempre in difesa dei più fragili.

Oggi, mentre aspetta la nascita del primo nipotino, è anche l’autrice di “Vite non conformi” (Fernandel), un libro che di diversità, marginalità e migrazioni parla eccome: “Inconsciamente, ci ho messo quello che ho raccolto negli anni in cui tenevo i laboratori artistici per gli stranieri, in cui si facevano le prime esperienze di insegnamento della lingua italiana. Quando vieni a contatto con vissuti così forti, inevitabilmente raccogli: storie, esperienze, emozioni. Cose che ti restano dentro e che sono scivolate sulle pagine, attraverso il personaggio di Gerlanda, la mia protagonista”.

Una donna che in Sicilia, per gli altri, fa molto: “Non credo di identificarmi con lei, questo no. Credo, però, che lei sia stato il mio tramite per raccontare delle cose, non necessariamente di me stessa”. E forse lei basta e avanza: “Non mi piace commentare i tempi attuali. Mi piace farmi delle domande, mi piace scrivere, mi piace restare in silenzio e fare. Chiaro, sono tormentata dal clima e da quello che succede. Ma a volte le parole si sprecano”.

Ex insegnante di Storia dell’arte alle superiori, mamma di tre figli di 25, 31 e 34 anni, Marina parla, in fin dei conti, d’amore: “Nel libro ce n’è senz’altro tanto, come in tutto quello che faccio e da cui mi lascio appassionare”.

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