Andrea, papà casalingo: “Dopo dieci anni in giro, una scelta consapevole”

Qualcuno gli ha detto che sono cose da donne. Altri hanno sottolineato che, senza versare i contributi, non percepirà mai la pensione. E c’è anche chi, in famiglia, ha commentato che a casa non si fa nulla, che è ora di andare a lavorare. Ma Andrea Pivetti, 39 anni, di Mirandola (Modena), dopo dieci anni a lavorare come geologo in giro per l’Italia, ha fatto una scelta consapevole: stare a casa.

Sposato, padre di un bambino di tre anni e di una bambina di cinque mesi, aveva già preso un anno sabbatico in concomitanza con la prima gravidanza della moglie: “Mi occupavo di bonifiche per un’azienda importante. Il più delle volte partivo il lunedì mattina e tornavo il venerdì sera. Altre mi ritrovavo a stare via anche il sabato e la domenica. Ho riflettuto molto sulle priorità e i valori, sul senso di una famiglia in cui un genitore è sempre in trasferta”.

Dopo la nascita del primo figlio, però, Andrea ci riprova con un’altra azienda: “Mi ero licenziato dal lavoro precedente e ho tentato di capire se, cambiando aria, le cose sarebbero cambiate. Niente affatto: stavo lontano da casa più di prima. Dopo un anno di lavoro, ho detto basta”.

Da settembre, quando la moglie – che è medico specializzando – rientrerà al lavoro, Andrea si occuperà a pieno titolo della casa e dei figli: “Il grande inizierà la scuola dell’infanzia, lo porterò e lo andrò a prendere dopo pranzo. Nel frattempo, starò con la piccolina. Secondo me, quando si hanno dei figli, uno dei due genitori deve essere almeno part-time. Noi abbiamo i miei genitori che ci danno una mano quando ne abbiamo bisogno. Ma quando si mette su famiglia, si deve essere anche in grado di provvedere”.

Quanto alla parte economica, per ora Andrea non è preoccupato: “Non mi sono mai comportato come la cicala. Ho agito, piuttosto, come la formica, mettendo via. Non penso alla mia scelta come definitiva, in ogni caso. Immagino di tornare a fare qualche lavoretto, anche se escludo di replicare la vita di prima”. E mentre si dà alle riparazioni – cosa che ama molto fare – e alle strategie per risparmiare e fare riuso, Andrea ha anche scritto un libro. Si intitola “L’ultima nonna e il ritorno del mondo semplice” e si rivolge anche chi non è abituato alla lettura: “Non sono un nostalgico dei tempi che furono ma sono convinto che del passato bisogna sapere custodire le cose buone per poi guardare avanti e inventarsi nuove idee”.

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