“Non mi sono arresa, no. Non mi sono arresa nonostante l’apnea in cui vivo da sedici anni”. Elisa, di Forlì, è la mamma di un ragazzino di terza superiore che a soli tredici giorni di vita contrasse una miocardite virale che gli causò due arresti cardiaci e lo mandò in rianimazione con pochissime speranze. Quando il suo cuoricino riprese a battere regolarmente e i medici si accorsero che non c’era alcun organo compromesso, c’è chi parò di “miracolo”.

Per Elisa, da quel giorno, la necessità di avere un defibrillatore nella scuola di suo figlio è sempre stata una priorità. Ma il percorso è stato tutt’altro che facile: “Tre anni fa, quando mio figlio ha iniziato le superiori, ho chiesto al preside se mi potevo attivare per dotare il liceo di un defibrillatore. All’inizio mi è parso che ci fosse un’apertura ma poi, nonostante le sollecitazioni, la risposta non è arrivata. Ci ho riprovato in seconda con il nuovo dirigente, spiegando tutte le mie ansie di mamma. Nulla da fare. Ero così arrabbiata e delusa che mio figlio ha cambiato scuola, per poi tornare sui suoi passi dopo poco. In quel momento il nuovo preside e l’insegnante sono stati molto disponibili a sposare la mia causa. Marcello Galvani, primario della Cardiologia dell’ospedale di Forlì e presidente dell’Associazione cardiologica forlivese, aveva già un defibrillatore pronto. E due giorni fa ho ricevuto la telefonata di un volontario che mi avvertiva che l’avrebbero consegnato a scuola”.

Ora bisognerà pensare a formare il personale scolastico. Intanto, però, il tanto atteso passo è stato fatto: “Non mi vergogno a dire che mio figlio dorme ancora con me, che veglio su di lui per la paura. Fino ai due anni e mezzo ha assunto moltissimi farmaci, in certi periodi sono stati addirittura 12 da prendere in nove orari diversi. Poi il cardiologo Gabriele Bronzetti, che considero la luce della nostra vita, ci disse che era inutile andare avanti con le terapie su un cuore sano. A dodici anni, però, sono arrivate le prime aritmie, che non sappiano ancora se siano legate alla miocardite di allora. Mio figlio ha dovuto interrompere la carriera agonistica nel campo delle arti marziali perché non gli è stata più riconosciuta l’idoneità. Gli hanno spezzato le ali ma lui se le è ricucite in un altro modo, iniziando ad allenare i bambini piccoli”.

Nel 2015, durante l’Holter cardiaco, non è stata registrata nemmeno un’extrasistole: “All’ultima che ha fatto, invece, ce n’erano molte. Quel giorno, in effetti, mio figlio era molto agitato per la morte del calciatore Davide Astori. Insomma, andiamo avanti così, tra alti e bassi ma facendo una vita più che normale. Sapere che a scuola, dove mio figlio passa la maggior parte del tempo, c’è un defibrillatore, mi fa certamente stare più tranquilla. Ma questa battaglia è anche per gli altri centinaia di ragazzi che frequentano l’istituto”.