“Io me lo sentivo che non era un dotto del latte non riassorbito. Tanto è vero che non ho aspettato un anno per il controllo ma sono tornata a farmi vedere dopo otto mesi”. Chiara Vincenzi è una mamma di Cesenatico. Dopo un mese dalla nascita del suo secondo figlio ha sentito nel seno sinistro una sorta di nodulo: “Ero già abituata a controllarmi annualmente, visto che mia sorella soffre di ipotiroidismo. Ma quella volta mi hanno tranquillizzata”.

Quando torna dal medico, però, le viene proposto l’ago aspirato: “Per stare tranquilla ho accettato. Quando hanno analizzato l’istologico, però, è emersa una situazione non troppo chiara e visto la grandezza del nodulo, quattro centimetri e mezzo, mi hanno operata per toglierlo. Peccato che venerdì 17 aprile siano arrivati i risultati: il carcinoma aveva interessato anche i margini e sono tornata in sala operatoria in maggio per togliere anche i linfonodi”.

Niente da fare: i margini, anche dopo il secondo intervento, sono ancora intaccati. Ed è in quel momento che Chiara non ha dubbi: “Ho deciso subito di togliere l’intero seno per non rischiare. Il primo luglio ho subito la mastectomia e mi è stato inserito l’espansore perla futura protesi, che mi è stata messa quasi due anni fa. Per me non è stato un trauma perdere il seno, avevo ragionato anche di farmi togliere l’altro per stare dalla parte del sicuro. Dopo l’intervento non sono rimasta in casa a nascondermi: ho sempre girato in canottiera, senza vergognarmi di nulla”.

Non ha avuto bisogno di terapie, Chiara: “Questo sicuramente mi ha aiutata a stare su. Ma la vera forza è arrivata dai miei figli e dai medici che mi rassicuravano sul fatto che oggi, se un tumore al seno è preso in tempo, si guarisce”.