Che il giorno del rientro a scuola dopo le lunghissime vacanze natalizie (sedici giorni) coincida con uno sciopero degli insegnanti può sembrare un’assurdità. Non per molti degli insegnanti diplomati magistrali infuriati dopo che il Consiglio di Stato ha sentenziato – proprio prima delle festività – che i docenti nella loro situazione, nelle graduatorie ad esaurimento, non ci possono stare e che a una cattedra, quindi, non potranno aspirare. Perché quel diploma non abilita all’insegnamento. Tra loro c’è Claudia Zammarchi, 53 anni, che quest’anno lavora come insegnante di sostegno alla primaria di Classe (conosciuta per il metodo Senza Zaino). Da tredici anni, grazie al diploma magistrale che gliel’ha consentito, fa la maestra: “Nelle famose graduatorie ad esaurimento nelle quali sono iscritti i docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento sono stata inserita tempo fa con riserva. Questo, dopo aver assistito a legislazioni che cambiavano di continuo, contraddicendosi tra loro. Perché prima il diploma magistrale non era abilitante e quindi finivi in terza fascia, poi lo era e finivi in seconda. Insomma, un macello”.

Fatto sta che tre anni fa, dopo seri problemi di salute, Claudia tenta il concorso, passando lo scritto e l’orale ma non posizionandosi benissimo: “Oggi sciopero perché alla mia età sono ancora precaria, perché sono stanca delle continue prese in giro a cui io e gli altri insegnanti veniamo sottoposti. Il nostro precariato, evidentemente, fa comodo ai fini pensionistici. Tutto questo sistema non solo demotiva i docenti ma crea, nell’immaginario collettivo, l’immagine di un insegnante che lavora pur senza averne diritto”.

Claudia ha avvisato nei giorni scorsi i genitori dei due bambini che le sono stati assegnati quest’anno: “Le loro mamme sono state molto solidali ma credo che della nostra situazione si parli ancora troppo poco e in maniera confusa. Dopo oltre un decennio di servizio, ritengo come molti colleghi di sapere fare il mio lavoro, ho attestati di stima, riscontri positivi, passione e professionalità. Ma venire a sapere, alla mia età, che il mio diploma non vale nulla e avere paura di sottopormi ai due interventi chirurgici che mi aspettano per il rischio di perdere il posto è vergognoso. Al momento il mio futuro è un’incognita, l’avere passato il concorso non è una certezza, i doveri sono tanti ma i diritti sono pochi. Perché poi, alla fine, da me lo Stato si aspetta le stesse competenze e lo stesso impegno di un docente di ruolo, non certo di meno”.