Allontanamenti facili. La battaglia dei genitori: “Vogliamo il numero dei falsi”

“Il fatto non sussiste”. Le parole dei giudici, a volte, non cancellano il dolore, l’impotenza e la frustrazioni dei genitori ai quali vengono portati via i figli con le accuse infamanti di molestie, abusi, maltrattamenti, incapacità genitoriali, salvo scoprire più tardi che erano innocenti. Un tema delicatissimo, quello degli allontanamenti facili, contro il quale sta combattendo da anni – da Parma – Antonella Dellapina, responsabile progetto famiglia Intesa San Martino, insegnante e fondatrice gruppo @GenitoriParma, che sabato 11 novembre (dalle 10) chiuderà il secondo convegno nazionale “Nidi violati” a Parma (Aula Magna dell’Università, via Università 12).
Antonella, di recente è stata alla Camera. Che cosa ha chiesto, esattamente?
“Ho chiesto di sapere quanti minori vengono allontanati ogni anno dalle proprie famiglie ma soprattutto quanti falsi ci sono stati negli ultimi vent’anni. Io vorrei che i genitori sapessero che da un giorno all’altro si può finire accusati di un reato terribile e vedersi togliere i figli, non è leggenda”.
Lei ha promosso negli ultimi anni il libro “Nidi violati” scritto sotto pseudonimo da una coppia di Parma che ha vissuto in prima persona l’allontanamento della propria figlia adolescente. Che cosa era successo, esattamente?
“La figlia, che per sei mesi aveva visto lo psicologo della scuola per dare sfogo al suo disagio adolescenziale, aveva accusato il padre di molestie. Per un anno intero è stata messa in una comunità, senza contatti con i genitori. La madre e il padre, poi, sono stati dichiarati innocenti. Quando sono arrivati a 70mila euro di spese legali, hanno smesso di contare. Per fortuna, economicamente, hanno potuto attutire il colpo. E sono riusciti a rimanere insieme. Ma c’è chi si separa, chi assume psicofarmaci, chi pensa di farla finita. Sono danni irreversibili quelli provocati sui genitori e sui minori”.
Perché l’argomento è così poco trattato?
“Perché quando succede, ai genitori si dice di tacere fino alla fine del procedimento legale. E quando il figlio torna a casa, il primo pensiero è proteggerlo, tutelarlo”.
La storia raccontata in “Nidi violati” che cosa insegna?
“Che perché un ragazzino frequenti uno psicologo o qualsiasi altro esperto, ci vuole il consenso informato dei genitori. La famiglia deve sapere. Chi si oppone a tutto questo sostiene che con l’approvazione dei genitori, certe molestie non verrebbero a galla. Noi diciamo, invece, che non c’è bisogno di un esperto per venire a sapere che un minore è abusato. La figlia della coppia di Parma che ha scritto il libro, oggi adulta, ancora oggi si chiede com’è possibile che abbia costruito quella accusa verso suo padre: non se l’è mai perdonata”.
Capitano anche in famiglie normali, gli allontanamenti?
“Eccome. La coppia in questione è gente per bene, normale. Tutto questo non deve poter succedere. Siamo davvero davanti alla parte fragile della giustizia minorile”.

Qui il programma del convegno

 

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