
“Da venerdì prossimo una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli in un’intervista al quotidiano la Repubblica.
Ed ancora: “E’ uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”. Proprio così, da strumento di cazzeggio a strumento didattico. In un Paese dove grandi e piccini leggono poco (molto al di sotto della media europea) da sempre, si decide di puntare (anche) sul telefonino. Una svolta epocale per la scuola, dunque, o l’ennesimo slogan per coprire le vere emergenze e a cui seguiranno ben pochi fatti? Ricordate le tre I (Internet, Inglese e Impresa) di Letizia Moratti? L’augurio è che adesso i nostri figli non escano da scuola dicendo che hanno imparato a farsi i selfie e a mettere le faccine nei post su Facebook. Ah, no: quello lo sanno già fare…
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