E’ stato rinviato a giudizio Andrea Degli Esposti, il 36enne di Savigno (in provincia di Bologna) che il 31 maggio 2016 ha tentato di avvelenare con una bibita la compagna incinta con l’obiettivo di farla abortire. Le accuse sono lesioni personali aggravate dall’uso di sostanze velenose e tentato procurato aborto. L’uomo temeva che il bambino nascesse gravemente malformato e aveva chiesto alla donna di abortire ma di fronte al rifiuto di lei era scattato il piano folle.

La compagna, una infermiera 34enne al settimo mese di gravidanza, si salvò grazie all’intervento del personale medico dell’ospedale Maggiore di Bologna il quale accertò che anche il feto non aveva subito danni. La gravidanza fu portata a termine e la donna ha dato il proprio cognome al bambino, mentre i due ex fidanzati non si vedono più da tempo. La perizia ha accertato che il mix di detersivo (circa 2/3 del ‘beverone’ tossico) e di Coca Cola (1/3) non avrebbe mai potuto uccidere il feto: il veleno era in grado di provocare ‘solo’ lesioni all’esofago e allo stomaco della donna. Tuttavia il pubblico ministero ha contestato a Degli Esposti – che fu prima arrestato e poi messo ai domiciliari – anche il reato di tentata interruzione di gravidanza perché l’uomo aveva l’intenzione di uccidere la creatura che la compagna portava in grembo.

Lo stesso legale del 36enne, ex dipendente comunale, aveva ammesso che Degli Esposti aveva il timore che il feto fosse affetto da una malattia rara: “Quello che inizialmente era un rischio prevedibile per via di una sindrome ereditaria è diventato certezza dopo l’amniocentesi – aveva detto l’avvocato nell’immediatezza del fatto-, esame che ha confermato una malattia genetica grandemente invalidante e degenerativa, che comporta delle malformazioni alle gambe e la perdita graduale nel bambino della vista e dell’udito”. Lei però non voleva abortire e lui ha fatto a modo suo. Un “gesto ignobile e non giustificabile” aveva fatto sapere Degli Esposti sempre tramite il proprio legale dichiarandosi “pentito” e “provato”. Un atteggiamento che però non è bastato per evitare il rinvio a giudizio.