L’ultimo caso giudiziario è proprio di questi giorni. Si tratta di due genitori finiti alla sbarra a Rovigo per tentato omicidio: per aver scosso nel 2010 il loro figlio di quattro mesi. Come racconta il quotidiano Il Gazzettino, il piccolo finì all’ospedale in come e alla fine è sopravvissuto ma con pesanti conseguenze psicomotorie. “Non c’ero più con la testa“, ha provato a difendersi disperatamente il padre nel corso dell’udienza in tribunale.
Perdere la calma in queste situazioni è proprio quello che non bisogna fare, una delle situazioni tipo che porta alla Shaken Baby Syndrome, cioè la “sindrome da scuotimento“, conosciuta anche come Abusive head trauma, una patologia che comprende forme di abuso legate a violento scuotimento del bambino con conseguente trauma sull’encefalo e successive complicazioni neurologiche.
La Società italiana di neonatologia ha più volte ricordato che si tratta di una forma di maltrattamento, che “può avere conseguenze drammatiche e la cui reale incidenza può essere davvero difficile da stabilire, non solo per la complessità della diagnosi, ma anche perché molte vittime non giungono all’attenzione dei medici”. La violenza a volte anche è inconsapevole e attuata da parte di genitori esasperati, al solo scopo di consolare il pianto ininterrotto del neonato. Come pare sia avvenuto nel caso della coppia veneta.
La Sin ricorda che che “piangere è l’unico strumento che il neonato ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, il bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole e di un contatto fisico per essere rassicurato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo per calmarlo“. Anche se può sembrare un gesto banale, i danni sul bambino possono essere gravissimi: ematoma subdurale (conseguente al trauma cranico), edema cerebrale ed emorragia retinica. Le conseguenze cliniche immediate sono vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. A lungo termine i bambini possono presentare difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva. Nei casi più gravi si ha la morte.
La casistica a disposizione mostra che di solito il bambino (nella maggior parte dei casi fra i 4 e i 6 mesi) viene afferrato a livello del torace o delle braccia e scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi.
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